Il passo del diavolo: la recensione

Il passo del Diavolo è un mix tra un mockumentary (finto documentario) e un found footage (film fatto di riprese “ritrovate”, autentiche o finte, montate assieme). Lo spunto iniziale è uno dei grandi misteri irrisolti, pane quotidiano di complottisti e ufologi: l’incidente del passo di Djatlov.

L’incidente del passo di Djatlov

Nella notte del 2 febbraio 1959, nove escursionisti sui Monti Urali sono morti per cause tuttora ancora sconosciute. Si trovavano sulla cosiddetta “Montagna dei Morti”, anche se oggi quella zona è ricordata come “Passo di Djatlov“, da Igor Djatlov, capo della spedizione. Non si sa cosa successe esattamente quella notte. Djatlov avrebbe dovuto mandare un telegramma alla sua associazione sportiva intorno al 12 febbraio. Non avendo suo notizie alla data stabilita, ne nella settimana successiva, scattarono i soccorsi. Tutta l’area fu esplorata da volontari, polizia ed esercito e ci vollero mesi per ritrovare tutte e nove le salme.

Probabilmente la causa di morte fu l’ipotermia per tanti sono gli elementi da inserire questo caso tra gli X-Files: nonostante la temperature intorno ai -30°, in mezzo ad una tempesta di neve, gli esploratori erano scappati fuori dalle tende ed si erano iniziati a spogliare: chi aveva solo una scarpa, chi era in calzini, chi era senza vestiti o con vestiti stracciati. Undressing paradossale o successe altro?

Uno di loro aveva una grave frattura cranica e anche le casse toraciche di altri due erano fratturate. E a una di loro… mancavano lingua, mascella e occhi! Che siano stati attaccati? Ma non c’erano orme di altre persone né segni di colluttazione.

La tenda era stata lacerata dall’interno come se avessero avuto fredda di uscire e le orme sembrano indicare che si stessero allontanando dal campo. Altro elemento curioso: alcuni vestiti avevano un altro tasso di contaminazione radioattiva, ma la fonte di tale contaminazione non fu chiarita.

Tutti questi quesiti irrisolti hanno portato alla diffusione delle teorie più disparate, dall’atterraggio di un UFO ad un test militare dell’esercito russo finito male, fino addirittura allo yeti. Il passo del Diavolo ci dà una ulteriore teoria alternativa.

La sinossi del film

L’antropologa Holly King è affascinata dell’incidente del passo di Djatlov e con un gruppo di altri studenti e alpinisti decide di realizzare un documentario ripercorrendo passo passo l’itinerario della spedizione del 1959. Ben presto si accorgeranno che non è stata una buona idea.

Commento

La vicenda realmente accaduta è talmente inquietante che stupisce che solo ora ne abbiano tratto un film. E ho apprezzato molto che, anziché rappresentare la spedizione originale, si sia deciso di ambientare la vicenda ai giorni nostri così da avere mano libera su cosa far capitare ai nuovi sventurati e poter utilizzare l’escamotage del found footage, già visto in film quali The Blair Witch Project.

Dietro la macchina da presa troviamo Renny Harlin, regista finlandese che negli anni ’90 si era affermato come regista action con 58 minuti per morire – Die Harder (1990) e Cliffhanger – L’ultima sfida (1993) per poi bruciarsi con i flop Corsari (1995) e Blu profondo (1996) e passare a film un po’ più piccoli. Harlin non è comunque nuovo al genere horror avendo nella sua filmografia Prison, Nightmare 4 – Il non risveglioL’esorcista – La genesiThe Covenant.

Il Renny Harlin gira quindi con grande esperienza cercando di rendere quasi sempre credibile il found footage. Il risultato alla fine è buono, ma la peggior difficoltà di una pellicola del genere è che necessita da parte dello spettatore di una doppia sospensione dell’incredulità: da una parte bisogna accettare gli aspetti fantastici-orrorifici della sceneggiatura, dall’altra accettare che queste possano essere delle riprese reali. Chiunque abbia preso una videocamera in mano almeno una volta, troverà più facile credere ai mostre che al fatto che correndo, sotto la neve, tra mostri e assassini, si voglia continuare a riprendere anziché avere le mani libere, si riesca a farlo e che tali riprese siano comunque a fuoco, inquadrino quello che deve essere inquadrato (anche quando chi riprende non potrebbe vedere lo schermo), l’obiettivo non è mai sporco, appannato o ghiacciato, la batteria dura ore anche alle bassissime temperature delle montagne russe (per chi non lo sapesse: più fa freddo, prima si scarica).

Se si riesce a fare questo doppio salto carpiato dell’incredulità, allora si può entrare nello spirito del film e divertirsi. Cast quasi completamente sconosciuto, tranne per quanto riguarda Matt Stokoe (Jensen Day) che dopo questo film ha iniziato a lavorare molto in TV e Gemma Atkinson attrice di soap opera britanniche.

Nonostante il budget da pellicola indipendente, gli effetti speciali e visivi sono più che dignitosi e il film risulta tutto sommato davvero ben fatto. Da inserire nella lista di POV horror più interessanti.

Blu-Ray

Il film da noi è uscito direttamente in home video, grazie ad una splendida limited edition marchiata Midnight FactoryKoch Media. Midnight Factory è una collana di “classici contemporanei” tra horror, thriller e fantasy di tutto il mondo. Custodia in cartone con la bella (per quanto un po’ fuorviante) locandina. All’interno il blu-ray con la classica custodia in plastica azzurra. Questa edizione limitata presenta anche un piccolo booklet con fotografie, dati del film e della vicenda storica e pezzi di intervista al regista. Film in doppia lingua (italiano, inglese) e tantissimi extra: circa un’ora di contenuti speciali tra interviste e dietro le quinte. A questo link trovate il blu-ray in limited edition a meno di 15€.

Trailer

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