Requiem For A Dream (2000, di Darren Aronofsky): La recensione

Requiem For A Dream: una scena tratta dal film

Requiem For A Dream è a mio parare il film più bello di Darren Aronosfky. Dopo il suo debutto con Pi Greco – Il teorema del delirio, Darren mi stupisce con questo capolavoro, non solo per la drammaticità della storia che è il suo punto forte, ma anche per tutto il resto.

La narrazione viene divisa in tre parti (in tre stagioni), Estate, Autunno e Inverno, che a loro volta corrispondono rispettivamente all’ascesa, al declino e alla caduta dei protagonisti. Il regista mostra la storia cruda di un personaggio e del suo problema con la droga: non è il classico film e scontato visto e rivisto nelle sale. Le inquadrature e lo stile sono unici e la fotografia molto cupa e grottesca. La musica di Clint Mansell racchiude tutta la depressione nella traccia “Requiem“; a parer mio, senza questa perla del compositore, il film non avrebbe reso appieno il suo significato.

Aronosfky riesce a stravolgere le classiche inquadrature del ragazzo che si droga, non facendo vedere né aghi né vene. Il regista usa immagini forti e innovative, superando sé stesso. Il montaggio è qualcosa di avvincente, meraviglioso, stupefacente, uno dei migliori che abbia mai visto in tutta la mia vita: un bel 10 e lode!

Ci sono due camei “hitchcockiani” all’interno del film: quello di strong>Hubert Selby Jr./span>, autore del soggetto e co-sceneggiatore, che appare nei panni di uno dei secondini che curano Tyrone, e quello dello stesso Darren Aronofsky che compare in veste di uno degli ospiti di Big Tim.

Un film da vedere, esaminare e ammirare per l’intensità e la qualità dell’opera. Dovessi definire questo film con una sola parola, direi: “SPAZIALE”.

Requiem For A Dream
La locnadina del film

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