Storie pazzesche (Relatos Salvajes, 2014, di Damián Szifron): La recensione

Storie Pazzesche - Una scena dal film

Storie pazzesche dell’argentino Damiàn Szifron, prodotto da Pedro Almovar, è uno dei film più belli usciti negli ultimi tempi. Racconta sei storie completamente diverse accumunate dall’avere momenti bizzarri e assurdi, e con un briciolo di follia.

Fin dalle prime inquadrature si può notare uno stile di regia molto curato e fantasioso: ha conquistato il pubblico di Cannes e ha sfiorato la vittoria agli Oscar come miglior film straniero. Durante la visione non mancano colpi di scena e momenti che fanno riflettere sulla nostra vita, perché tutti noi abbiamo pensato di vendicarci, di uccidere qualcuno o di incolpare altre persone invece di assumerci le nostre responsabilità. Credo che la violenza di questo capolavoro argentino, possa piacere a Tarantino!< Lo stile del matrimonio sembra ispirarsi al film Reality di Matteo Garrone e sembra anche aver preso spunto da Una notte da leoni riguardo al nuovo stile delle commedie americane. La colonna sonora, composta e arrangiata da Gustavo Santaolalla, fa da contrappunto tragicomico alle vicende narrate: un’ottima scelta senza sfociare nel banale. L’episodio dell’uomo che cerca di scappare da un automobilista sembra un remake di DuelCredo che tutti gli episodi si ispirino in qualche modo a grandi capolavori del cinema riadattati.

Storie pazzesche non parla solo dei personaggi e delle loro storie, ma tocca anche argomenti sociali e politici: pur non affrontandoli di petto, ci fa comunque riflettere sulla nostre vite e sulla società in cui viviamo. Questo film mi ricorda molto Un giorno di ordinaria follia, realizzato però in modo più violento e sottile. Consiglio a tutti questo capolavoro, perché verrete sicuramente catturati e toccati nel profondo da queste storie. Dovessi definire Storie pazzesche con una sola parola, direi: “ALLUCINANTE!”

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Giulio Siboni

Published By: Giulio Siboni

Diplomato in "Immagine fotografica filmica e televisiva" perso l'Istituto D'Arte di Imperia, Giulio si occupa di Regia e sceneggiatura cinematografica. Ha frequentato per 2 anni un percorso formativo "Ipotesi cinema" di Ermanno Olmi a Bologna, e un altro corso con Silvano Agosti che gli ha pubblicato alcune sue fotografie sulla rivista "Micromega". Nato ad Albenga, riesce a girare il suo primo cortometraggio perso la "Sollentuna Fry Gynnasium" a Stoccolma. Il giovane riesce a farsi strada sul set di due spot a livello nazionale, il primo a Torino presso la "Vodafone" con "Flavio Insinna e Ilary Blasi" e poi a Milano presso Baseluna Film uno spot sull'uso coretto del 118. Siboni ha Lavora presso la "CF Film" di Milano come aiuto regista per il film "Ti si legge in faccia" di Andrea Castoldi e ha collaborato alla sceneggiatura di un docufiction "Anima spenta". Giulio, quando non è impegnato sui set cinematografici, collabora con aziende in qualità di cameraman e montatore.

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