Lui è tornato: La recensione

Uno dei film rivelazione di questi ultimi mesi è stato Sono tornato, remake di Luca Miniero di Lui è Tornato, uno dei migliori film tedeschi del 2016. Cogliamo quindi l’occasione per recensire, in controtendenza, non la pellicola italiana con Massimo Popolizio e Frank Matano, ma quella originale di David Wnendt.

La storia è semplice: Adolf Hitler dal suo bunker nel 1945 si ritrova, non si sa come, nella Berlino dei giorni nostri. La gente pensa che sia un cosplayer dello spietato dittatore e per strada le persone scattano selfie con lui. Per caso incontra un giornalista e inizia la storia… non voglio svelare altri particolari.

Al di là della trama, l’aspetto più interessante di questo film fa è la riflessione del potere dei media, di internet e della loro influenza sulla popolazione. Quindi si manifesta un’evoluzione e un’involuzione della specie umana, evidenziando che nel 2016 circolano ancora ideologie di settant’anni fa: in tutti questi anni cosa siamo riusciti a fare? Un bel niente! Basta aprire Youtube per trovarsi di fronte a milioni di filmati e la maggior parte sono stupidaggini. Abbiamo un enorme potenziale, ma non lo sfruttiamo: questo è il significato del film.

L’interpretazione di Hitler compiuta da Oliver Masucci è veramente incredibile, sembra il vero Fuhrer! Le inquadrature, il montaggio e la musica non hanno nulla di speciale, ma consiglio lo stesso questo film perché con la sua bizzarria fa riflettere sulle problematiche della società in cui viviamo. Se dovessi definire questo film con una parola direi: “Vincente”.

Il libro

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Timur Vermes.

Trailer

 

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