
È in questi giorni nelle sale La sposa!, remake de La moglie di Frankenstein ambientato nella Chicago degli anni ’30. Un progetto ambizioso che rilegge uno dei personaggi più iconici dell’immaginario horror. Ma il risultato finale convince davvero?
Sinossi
Prologo. Mary Shelley spiega agli spettatori di essere morta senza aver mai potuto completare la storia della sposa del mostro di Frankenstein.
Chicago, 1936. Il mostro di Frankenstein si rivolge alla dottoressa Cornelia Euphronious chiedendole di creargli una compagna: nei suoi oltre cento anni di vita ha infatti sviluppato un profondo senso di solitudine e il desiderio di qualcuno simile a lui.
La dottoressa accetta e riporta in vita Ida, una giovane donna morta durante una notte di eccessi insieme agli sgherri del boss mafioso Vito Lupino. Risvegliatasi senza memoria, Ida viene convinta dal mostro che i due siano fidanzati. Ma già la prima notte insieme finisce in tragedia e i due diventano dei fuggiaschi, braccati dal detective Jake Willes e dalla sua assistente.

Regia
Il film segna la seconda prova dietro la macchina da presa di Maggie Gyllenhaal, attrice che ricordiamo in film come Secretary, Il cavaliere oscuro e SherryBaby. Il suo esordio alla regia era stato La figlia oscura (qui il dvd), adattamento da Elena Ferrante (qui il libro): acclamato dalla critica e presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film aveva ottenuto tre nomination agli Oscar.
Con La sposa!, però, Gyllenhaal non riesce a confermare pienamente quel talento. Il risultato è una pellicola certamente affascinante ma anche molto confusa. Regista e sceneggiatrice del film, costruisce un collage di scene e situazioni piuttosto altalenanti.
Dal punto di vista della regia non emergono scelte particolarmente originali: le inquadrature sono spesso molto semplici e talvolta persino eccessivamente compresse prospetticamente. Sul piano della sceneggiatura, invece, i numerosi spunti interessanti finiscono per perdersi dentro un continuo discorso sulla lotta al patriarcato, portato avanti in maniera quasi didascalica, come se il film volesse essere prima di tutto un manifesto.

Cast
A supportare il progetto troviamo anche diversi membri della famiglia Gyllenhaal. Nel cast c’è infatti il marito della regista, Peter Sarsgaard, nel ruolo del detective Jake Willes, e suo fratello Jake Gyllenhaal, nei panni di Ronnie Reed, attore del cinema muto per il quale il mostro sviluppa una vera e propria ossessione.
I due protagonisti sono invece Christian Bale, che interpreta la Creatura, e Jessie Buckley – già presente ne La figlia oscura – nel doppio ruolo di Ida / La sposa e di Mary Shelley.
Completano il cast Penélope Cruz, nei panni della detective Myrna Mallow, e Annette Bening, che interpreta la scienziata Cornelia Euphronious.

Commento
La Sposa di Frankenstein è uno dei personaggi più iconici della storia del cinema horror, nonostante nell’omonimo film del 1935 compaia soltanto per pochi minuti nel finale [qui una bella action figure del personaggio].
Nel film di Maggie Gyllenhaal il personaggio assume invece un ruolo centrale, diventando la vera co-protagonista della storia. Non si tratta comunque di una novità assoluta: il personaggio era già stato rielaborato nella serie Penny Dreadful e nel 1985 nel film La sposa promessa di Franc Roddam, con Sting nei panni del barone Charles von Frankenstein.
L’intero film è impregnato di tematiche femministe. La Sposa non è più “la sposa di Frankenstein”, ma semplicemente la sposa. Al posto dello scienziato pazzo troviamo una scienziata. Il detective uomo è corrotto e incapace, ma finisce comunque per prendersi i meriti del lavoro della collega. E attorno alla Sposa nasce una sorta di sorellanza femminile che la elegge a simbolo di indipendenza.
Tutti elementi che, presi singolarmente, potrebbero funzionare, ma che il film ripete fino allo sfinimento, risultando spesso eccessivamente didascalico.
Ed è un peccato, perché molti altri aspetti della pellicola sono invece interessanti. Funziona soprattutto il personaggio del Mostro, diviso tra una violenza incontrollabile e una sorprendente fragilità emotiva, con tanto di passione per il cinema. Gran parte di questo risultato è dovuto anche all’interpretazione di Christian Bale, che riesce a sostenere sulle proprie spalle buona parte del film, dando alla Creatura una presenza scenica intensa e quasi tragica.
Funziona anche la fisicità quasi animalesca del rapporto tra i due mostri, trasformati in una versione mostruosa di Bonnie e Clyde. Non è difficile intravedere anche un’eco della coppia Joker e Harley Quinn, soprattutto nella dinamica tossica e imprevedibile tra i due personaggi. Persino la Sposa presenta una macchia sul volto che, almeno visivamente, può ricordare il trucco del Joker.
Interessanti anche alcune trovate registiche, come i personaggi che entrano letteralmente nel film che stanno guardando – una soluzione già vista però fin dai tempi de La palla n. 13, film del 1924 di Buster Keaton – oppure le citazioni a Frankenstein Junior, con tanto di scena di ballo.
Sono tutte idee divertenti prese singolarmente, ma che nel complesso non riescono a trovare una vera unità narrativa. Il continuo bisogno di trasformare ogni scena in un messaggio politico finisce per appesantire la visione. Anche la fotografia, piuttosto anonima, non aiuta a dare personalità al film.
Il risultato è un mix curioso di riferimenti: gangster movie anni ’30, immaginario horror classico e suggestioni più contemporanee provenienti dal mondo dei fumetti. Un insieme affascinante sulla carta, ma che nel film fatica a trovare equilibrio e non convince pienamente.

Curiosità
Ci sono comunque alcune curiosità interessanti.
Molti credono che Frankenstein sia il nome del mostro, mentre in realtà è quello dello scienziato che lo ha creato. La creatura è semplicemente il mostro di Frankenstein. In questo film, però, il personaggio decide di adottare il nome del suo creatore e si fa chiamare Frank.
Un elemento ripreso direttamente dal romanzo originale riguarda la richiesta del mostro di avere una compagna. Anche nel libro di Mary Shelley, infatti, la Creatura chiede al dottor Frankenstein di costruirgli una femmina simile a lui. A differenza di quanto accade nel film, però, nel romanzo questo progetto non viene mai portato a termine: lo scienziato distrugge la seconda creatura prima di completarla, temendo le conseguenze della sua esistenza.
Prima di morire e rinascere come Sposa, la protagonista si chiamava Ida ed era legata al boss Vito Lupino. L’unione dei due nomi non sembra casuale: richiama infatti Ida Lupino, attrice e regista del secolo scorso spesso considerata un’icona femminista ante litteram.
Infine, nel film la coppia dei mostri ricorda volutamente Bonnie e Clyde. Curiosamente, l’attore che interpretò Clyde nel celebre film Gangster Story del 1967 era Warren Beatty, marito di Annette Bening, che qui interpreta la scienziata.
Un’ultima curiosità riguarda il romanzo Frankenstein. Quando uscì nel 1818, il libro fu pubblicato in forma anonima e molti lettori pensarono che potesse essere opera del poeta Percy Bysshe Shelley, marito di Mary. Solo con la seconda edizione venne rivelato ufficialmente che l’autrice era proprio Mary Shelley, all’epoca poco più che ventenne.

