
Jumpers è il 30° lungometraggio Pixar: un film che unisce avventura, fantascienza e sensibilità ecologista, parlando di rispetto per gli animali e per la natura con un tono leggero e accessibile. Ma è davvero un titolo all’altezza di una ricorrenza importante come i 40 anni dalla nascita della Pixar Animation Studios?
Sinossi
Mabel è una bambina dal carattere ribelle e con un grande amore per gli animali. L’unico vero punto fermo della sua infanzia è stata la nonna, con cui condivideva un luogo speciale: un piccolo laghetto vicino a casa.
Gli anni passano e Mabel è diventata una giovane attivista ambientalista. Il suo obiettivo è salvare proprio quel laghetto, minacciato dalla costruzione di una nuova autostrada. L’unico modo per riuscirci sarebbe riportare lì i castori.
Il modo in cui cercherà di farlo è però decisamente… sorprendente.

Regia
Dietro la macchina da presa troviamo Daniel Chong, regista statunitense che aveva già lavorato spesso con protagonisti animali. È infatti il creatore della popolare serie Cartoon Network We Bare Bears – Siamo solo orsi.
Prima di approdare alla regia aveva lavorato come storyboard artist su titoli come Bolt – Un eroe a quattro zampe, Lorax – Il guardiano della foresta e Inside Out.
Jumpers è il suo secondo lungometraggio da regista e co-sceneggiatore, dopo Siamo solo orsi – Il film.

Commento
Essendo il 30° lungometraggio Pixar, vale forse la pena fare un breve passo indietro nella storia dello studio.
Si potrebbe quasi dividere la parabola della Pixar in due fasi: prima e dopo il 2018, anno dell’uscita di scena di John Lasseter.
Il primo lungometraggio era stato Toy Story – Il mondo dei giocattoli, un film rivoluzionario che mostrò al mondo un modo completamente nuovo di concepire il cinema d’animazione digitale. Da lì in poi si susseguì una straordinaria serie di successi: A Bug’s Life – Megaminimondo, Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e molti altri.
Per oltre vent’anni la Pixar ha dato l’impressione di non sbagliare praticamente un film.
Dopo il 2018 la qualità è diventata, a mio avviso, più altalenante: a pellicole molto graziose come Onward – Oltre la magia si sono affiancati film meno riusciti, come il precedente Elio.
Uno degli aspetti più evidenti di questa fase è una certa omologazione dei temi. Molti film recenti ruotano attorno alla stessa idea: il diritto di essere se stessi senza doversi conformare alle aspettative degli altri.
Lo fanno Onward con il fratello più stravagante, Luca — forse in modo quasi didascalico —, Red, Inside Out 2 e Elio.
Anche Jumpers tocca in parte questo tema, ma lo fa con maggiore leggerezza, spostando l’attenzione soprattutto sul rapporto con la natura e sul senso di comunità.
L’idea narrativa alla base del film richiama inoltre apertamente Avatar. Proprio come nel film di James Cameron, il protagonista entra letteralmente nel corpo di un’altra specie per poter interagire con un mondo che altrimenti gli sarebbe precluso. Il riferimento non è nemmeno nascosto — nel film viene citato esplicitamente — e diventa la base per costruire l’intero rapporto tra il mondo umano e quello animale.
La differenza è che qui la prospettiva non è quella epica e spettacolare di Cameron, ma una dimensione molto più leggera e comica.
In pratica è Avatar, ma con i castori.

Il film si discosta inoltre da quello che ci si aspetta normalmente da un Pixar. Daniel Chong porta con sé il suo stile da Cartoon Network, inserendo un umorismo più demenziale e slapstick, che rende alcune sequenze particolarmente divertenti.
Curiosa anche l’idea di costruire un mondo animale organizzato in una sorta di gerarchia con i “re” delle diverse classi: mammiferi, insetti, anfibi, uccelli e rettili.
Rispetto ad altri film Pixar, Jumpers sembra forse più orientato verso un pubblico infantile, ma resta comunque godibile anche per gli adulti.
La domanda iniziale, però, resta: è un film valido per celebrare i 40 anni dello studio?
Probabilmente sì, ma non nel senso di un’opera manifesto o di un nuovo classico destinato a segnare un’epoca. Piuttosto come segnale di una Pixar che oggi appare diversa rispetto a quella dei suoi anni d’oro: meno impeccabile, meno sorprendente, ma ancora capace, ogni tanto, di trovare strade laterali interessanti. Jumpers non è forse un film memorabile, ma è uno di quei titoli che, proprio grazie alla sua leggerezza e alla sua stranezza, riescono comunque a ritagliarsi una propria personalità.

Adattamento e doppiaggio
Non ho mai amato particolarmente la moda di affidare il doppiaggio dei film d’animazione ai cosiddetti “talent”: persone famose per altri motivi — attori, cantanti, presentatori o perfino sportivi — ma che non sono doppiatori professionisti.
Succede anche qui: Tecla Insolia e Giorgio Panariello prestano la voce rispettivamente alla protagonista Mabel e a Re George, il castoro a capo dei mammiferi della foresta.
Panariello sembra essere stato scelto soprattutto per l’assonanza con il nome del personaggio — George — e non è chiarissimo il motivo di questa scelta. Va comunque detto che entrambi offrono una prova dignitosa, certamente migliore di quella di altri “talent” sentiti in passato.
Quello che mi ha lasciato davvero perplesso è invece un’altra decisione: la traduzione del titolo.
Il titolo originale del film è Hoppers. In Italia è diventato Jumpers – Un salto tra gli animali.
Ora, posso anche accettare la peculiare abitudine italiana di aggiungere sottotitoli esplicativi, ma cambiare Hoppers con Jumpers, cioè sostituire una parola inglese con… un’altra parola inglese, resta piuttosto incomprensibile.
Se qualcuno ha una spiegazione plausibile, sono curioso di leggerla nei commenti.

