
Ci sono registi che raccontano storie d’amore fatte di passioni travolgenti e colpi di scena. Poi c’è Aki Kaurismäki, che con Foglie al vento ci regala una storia intima e minimale, in cui ogni gesto, ogni silenzio, ogni sguardo pesa quanto un intero dialogo.
Trama
Ansa e Holappa sono due anime solitarie che si incontrano per caso in un pub di Helsinki. La loro relazione nasce timidamente, tra silenzi, brevi incontri e malintesi, mentre cercano di trovare una possibile felicità nonostante gli ostacoli personali e sociali che si frappongono tra loro.

Regia e sceneggiatura
Aki Kaurismäki è probabilmente il più celebre regista finlandese, riconosciuto per il suo stile poetico e minimale. Con titoli come L’uomo senza passato (2002), Le luci della sera (2006) e Miracolo a Le Havre (2011), ha saputo coniugare umorismo e malinconia con un’eleganza unica. Anche in Foglie al vento Kaurismäki rimane fedele alla sua cifra stilistica, regalando un racconto fatto di piccoli momenti che, nel loro minimalismo, rivelano una profondità straordinaria.

Commento
Guardando Foglie al vento, si ha spesso la sensazione di trovarsi di fronte a un film di trent’anni fa. La fotografia, l’abbigliamento, le luci, le ambientazioni e soprattutto l’uso della pellicola 35 mm evocano un’estetica fuori dal tempo, lontana dai ritmi frenetici del cinema contemporaneo. Eppure, ogni volta che Ansa accende la radio e ascoltiamo le notizie della guerra in Ucraina e dei bombardamenti su Mariupol, veniamo bruscamente riportati alla realtà.
Quella che Kaurismäki mette in scena è una realtà fatta di ingiustizie, duro lavoro, esistenze grigie e silenziose. Ma accanto a tutto questo ci sono l’amore, l’amicizia, la voglia di rimettersi in gioco, la solidarietà (come le amiche che minacciano di licenziarsi o le infermiere dell’ospedale) e i sogni improbabili, come quello di diventare un cantante.

Holappa è un alcolista, e solo il suo migliore amico riesce a tenerlo a galla senza farlo sprofondare nella depressione. Ansa, dal canto suo, è una donna ormai rassegnata alla solitudine. Il loro primo appuntamento – un caffè e un film al cinema – nella sua semplicità diventa un bagliore di speranza, un punto di svolta per entrambi. Holappa riassume la serata all’amico dicendo: “Ci siamo quasi sposati“, frase che sintetizza perfettamente l’aspettativa che si è creata nella loro relazione.
Foglie al vento non è un film comico e non cerca la risata. Eppure, grazie alla sua ironia sottile e ai suoi personaggi grotteschi, è un film capace di far sorridere più volte lo spettatore, con un umorismo dolceamaro che è una delle firme distintive di Kaurismäki.
La pellicola è ricca di citazioni cinematografiche (Breve incontro, I morti non muoiono, Luci della ribalta, I pugni in tasca…) e la colonna sonora contribuisce a rafforzare il contrasto tra malinconia e speranza che attraversa tutta la narrazione.

Curiosità
Le due ragazze che cantano la splendida canzone finlandese verso la fine del film sono le sorelle Anna e Kaisa Karjalainen, conosciute come Maustetytöt (in italiano “Le Ragazze Speziate”), una band indie rock/garage finlandese. Il brano che eseguono si intitola Syntynyt suruun ja puettu pettymyksin (“Nata nel dolore e vestita di disillusione“), un titolo che si sposa perfettamente con l’atmosfera del film.

Conclusione
Un film tanto fuori dal tempo quanto attuale, una storia d’amore tenera e fragile, ma profonda, che vi farà sorridere con la sua poetica malinconia. Foglie al vento si inserisce perfettamente nel solco della cosiddetta “trilogia dei perdenti” di Kaurismäki, composta da Ombre nel paradiso (1986), Ariel (1988) e La fiammiferaia (1990). Un altro piccolo grande film per chi sa apprezzare la bellezza delle cose semplici.