221B Baker Street – note ed appunti al primo episodio

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Finalmente ci siamo arrivati. Per chi ha lavorato al progetto “221 B” (di cui avevo già discusso diffusamente qui) l’uscita del primo episodio nella versione online liberamente scaricabile è un traguardo non indifferente e speriamo che lo stesso senso di attesa e di partecipazione trovi riscontro nell’apprezzamento e nell’attenzione del pubblico di lettori.

A livello sentimentale non posso nascondere che la visione delle tavole complete, inchiostrate, editate, letterate e pronte alla lettura, mi ha suscitato un certo riverbero di emozione.

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In modo speciale posso dire di essere particolarmente legato a questo specifico episodio in quanto la sua genesi è stata particolarmente laboriosa ed articolata e ha visto numerosi cambi di prospettiva e correzioni di tiro di vario genere in corso d’opera.

Ma partiamo dall’inizio: fin da quando mi sono trovato davanti il soggetto personalmente ho subito intuito notevoli potenzialità nel suo sviluppo. In particolar modo, mi ha colpito l’approccio moderno e dinamico dello sceneggiatore Giorgio Neri alle figure di H.P.L. e Watson, improntato a una visione fortemente debitrice dell’immaginario noir collettivo odierno, quale quello delle serie televisive più in voga o dei romanzi thriller più diffusi.

Tale impressione è stata ulteriormente rinforzata dalla lettura della prima sceneggiatura. Una sceneggiatura, però, fin troppo densa di eventi per le dodici pagine di cui si doveva occupare il nostro episodio e che perciò con l’autore si è dovuta un attimo condensare e ridurre a dimensioni più gestibili, limando inoltre diverse battute e modificando alcune scene.

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Purtuttavia, uno dei punti di forza e insieme di debolezza della storia è ancora adesso – successivamente alle varie fasi di rielaborazione – la sua estrema ricchezza.

Di forza, poichè è un testo molto abbondante di temi e situazioni: assistiamo ai primi approcci di Lovecraft con il mondo londinese, alla conoscenza iniziale con il dottore e Ms. Fleming, approfondiamo primariamente le abitudini di Watson, la sua psicologia, i suoi rapporti con la polizia, i suoi modi di operare come investigatore (sempre nell’ombra del suo mentore) e – incidentalmente – assistiamo a tutto il complesso di delitti oggetto della vicenda ed alle indagini in merito. Tutto ciò è anche un punto di debolezza, però, perchè – nonostante tutto – nelle dodici pagine di racconto in un paio di occasioni occorre ricorrere decisamente all’ellissi, all’accelerazione della vicenda, alla capacità del lettore di chiudere gli spazi bianchi fra una vignetta e l’altra per poter avere una visione chiara e precisa di quanto accade.

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Nonostante ciò ritengo che “L’Avventura del Mastino di Baker Street” sia complessivamente una storia molto buona che in vari punti è decisamente in grado di emozionare. Personalmente posso dire che nella mia prima lettura il punto che a livello suggestivo mi ha convinto di più sia stata la scena al Ghost Club poichè le battute della medium (prima di quello che inevitabilmente capita) secondo me possiedono la giusta intensità per scatenare il picco emozionale in grado di far decollare definitivamente la vicenda. E poi il finale, che potrà anche essere un po’ contratto e da interpretare, ma lo è volutamente poichè lascia ampio spazio alla suggestione del lettore ed ad uno sviluppo conclusivo di tipo prettamente visionario ed onirico.

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Successivamente, ovviamente, la seconda emozione in veste di co-supervisore è stata quella della visione delle tavole di Gilda Cesari. La giovane disegnatrice ha forse qua e là un tratto ancora un po’ in evoluzione, ma senza dubbio credo possieda alcuni punti di forza evidentissimi: la capacità di effettuare dei buonissimi tagli registici del complesso degli ambienti, l’abilità nell’ideare delle ottime inquadrature ed una particolare intensità nei primi piani, alcuni dei quali sono infatti decisamente interessanti e coinvolgenti (penso a quelli di Watson, della medium, del cane). E anche le scene dinamiche le ho trovate decisamente efficaci, cosa da non trascurare. Senza dimenticare che la storia si legge nel suo complesso ottimamente, a dimostrazione della già ampia capacità dell’autrice. Certo, alcuni piccoli difettucci di segno qua e là persistono ma sono cose che col tempo saranno eliminate senza dubbio.

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Fase finale: il lettering. Si tratta del primo dei vari episodi letterati da Lorenzo Ghignone e anche qui ritengo sia stato fatto un buon lavoro nella scelta e nella scrittura dei caratteri, come pure nella resa interpretativa data dal posizionamento delle battute e dal loro tono (suggerito come di consueto nella grammatica fumettistica dal bordo dei baloon e dall’enfasi dei neretti).

Menzione d’onore, infine, per la bella e suggestivissima cover dell’episodio firmata da Albano Scevola e in stile squisitamente retrò, molto grafica, molto accattivante nella scelta dei colori e nell’impianto della raffigurazione volto a cogliere sinteticamente il fascino complessivo della storia.

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Che dire dunque per conludere? Il suggerimento è certamente quello di continuare a seguire i successivi episodi online, in previsione del futuro volume cartaceo che sarà ricco di sorprese e rutilanti novità. Anche perchè questa prima storia è solo l’inizio di una appassionante cavalcata nella quale il valore dei singoli episodi si moltiplicherà esponenzialmente. E questo non solo per la qualità dei medesimi, ma anche a causa della sommatoria delle suggestioni prodotte dal susseguirsi degli stili diversi e dei differenti approcci degli autori coinvolti. E – ve lo posso anticipare – anche grazie a una certa continuity interna per la quale potrete rendervi conto degli sviluppi nel rapporto fra i protagonisti e del tipo di avventure via via sempre più arcane e singolari che essi si troveranno a vivere, spesso anche più o meno sottilmente concatenate l’una con l’altra.

Sarebbe sminuire il lavoro di Neri e della Cesari dire che si tratta solo di un antipasto di quanto verrà – perché in effetti così non è e lo ho ampiamente dimostrato poc’anzi. Meglio dire piuttosto che siamo davanti al primo importante gradino di una scala di dodici. Ovviamente il vertice e la destinazione del nostro viaggio si trovano in cima alla scala, ma sarebbe impossibile arrivarci senza principiare dall’inizio (è l’unica via), e la nostra scala – lo vedrete – avrà gradini molto speciali, sempre in grado di produrre nuove soprese (e, perchè no?, nuovi trabocchetti).

A presto per le note al secondo episodio: “L’Avventura della statua di Dickens”.

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