800 Balas: la recensione del film di Álex de la Iglesia

Tra i tanti ottimi registi spagnoli, uno dei miei preferiti è senza ombra di dubbio Álex de la Iglesia. 800 Balas, del 2002, non è forse il suo film più famoso, ma vi consiglio caldamente di recuperarlo: non ne resterete delusi.

Sinossi

Carlos è un bambino molto difficile e viziatissimo dalla madre, una sempre impegnata donna d’affari. Carlos non ha mai conosciuto il padre e la madre si è sempre rifiutata di parlargline. Un giorno, finalmente, Carlos scopre dalla nonna paterna che suo padre era uno stuntman cinematografico morto durante le riprese di un film western in Almeria. Viene a sapere, inoltre, che anche suo nonno Julian è uno stuntman e vive ancora in Almeria, dove si mantiene recitando in rievocazioni western per un parco a tema in abbandono. Carlos scappa allora di casa per ricongiungersi al nonno e saperne di più su suo padre.

Commento

Letta così, quella di 800 Balas sembra la trama di un dramma familiare dei fratelli Dardenne. Ma balas significa pallottole e dietro la macchina da presa c’è Álex de la Iglesia, regista di film quali La comunidad – Intrigo all’ultimo piano, Crimen perfecto – Finché morte non li separi e Le streghe son tornate, e quindi è inevitabile che la pellicola prenda strade impreviste, con colpi di scena e una alta dose di black humour.

Il film diventa così un omaggio agli stuntman, persone che rischiano la vita in un lavoro pericolosissimo, pagato poco e senza garanzie che duri (basti pensare a tutte le maestranze spagnole che sono rimaste disoccupate quando è passata la moda di girare film western in Almeria). Uno stuntman come Julian può anche sostenere di aver lavorato in 50 film, da Per un pugno di dollari a Patton, ma non viene preso sul serio: il suo nome non compare sui titoli di coda e, di tutte le scene pericolose che lui dice di aver interpretato, il merito lo ha preso l’attore principale e il suo volto non compare mai sulla pellicola. E vaglielo a spiegare ad un barista incredulo che, quando lo riprendono di nuca, allora in quel momento non è l’americano ma sei tu!

Il film è anche un omaggio allo Spaghetti Western e le citazioni lungo la pellicola si sprecano. Da metà pellicola in poi, 800 Balas diviene a sua volta un western moderno, ma di questo non ve ne parlo per non rovinarvi la sorpresa.

Parliamo piuttosto del cast. Il giovane protagonista è interpretato da Luis Castro, all’epoca uguale ad un giovanissimo Mark Zuckerberg e che oggi è un po’ sparito dalle scene dopo aver recitato per otto anni nella serie Hospital Central. Julian è interpretato da Sancho Gracia, attore di centinaia di film e serie tv spagnole, e il suo collega / nemesi Cheyenne da Ángel de Andrés López, altro volto noto di cinema e tv iberici. La madre e la nonna di Carlos, sono invece interpretate rispettivamente da Carmen Maura e Terele Pávez, già dirette insieme da Álex de la Iglesia sia in Le streghe son tornate che in La comunidad.

Da citare anche la splendida Yoima Valdés che, oltre a offrirsi al pubblico con due nudi integrali nella parte della prostituta Sandra, ci regala una delle scene più spiazzanti dell’intera pellicola, una di quelle che solo un regista come Álex de la Iglesia avrebbe il coraggio di inserire: Carlos, che ricordiamo è solo un bambino, è al telefono con la madre e gli sta raccontando una serie di balle per convincerla di essere in uno chalet, e invece è a letto con Sandra mentre lei gli sta insegnando a palpare le tette. Epico.

Un gruppo di sbandati, ubriaconi, truffatori, “puttanieri” e millantatori, disposti, a rischiare l’osso del collo per pochi spiccioli e una bottiglia di whisky, ma che combatteranno con il sangue e con i denti per continuare a lavorare in uno “pseudo mondo dello spettacolo” al posto di trovarsi a raccogliere pomodori o lavorare nel bar di famiglia.

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