Daniele Statella: intervista al nuovo disegnatore di Dampyr

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Fumettista, organizzatore di eventi, regista, docente. Tutto questo è Daniele Statella, disegnatore per Eura Editoriale, Star Comics, Astorina e, recentemente, Sergio Bonelli Editore. Lo abbiamo intervistato a seguito del suo ingresso nello staff della serie regolare di Dampyr.

A giugno hai debuttato come autore Bonelli sul numero 171 di Dampyr, “Ragazzi perduti”. In realtà avevi già debuttato l’anno scorso con lo speciale fuori serie “Ballo di fine estate” per Rimini Comix ma penso che pubblicare sulla testata regolare sia un’altra emozione. Dico bene? Cosa hai provato quando ti è finalmente arrivato quest’albo tra le mani?

Beh, è tutta un’altra cosa… Andare in edicola e fare quel gesto abituale di estrarre dallo scaffale un albo fresco di stampa e vedere che l’hai fatto tu, per uno come me che è cresciuto leggendo i fumetti Bonelli, è un’emozione indescrivibile davvero… E non era certo la prima volta che pubblicavo qualcosa ma la Bonelli è una sorta di mito per il ragazzino che c’è in me e quindi mi emoziona sempre.

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Alcuni disegnatori hanno iniziato la carriera direttamente in Bonelli, o comunque vi ci sono approdati molto presto. Tu invece entri nello staff di Dampyr solo dopo anni di prove e tentativi, con alle spalle una lunga carriera e tantissimi fumetti realizzati per altri editori. Le volte che sei stato “rimandato”, hai mai pensato “forse non riuscirò”, oppure hai cercato di far tesoro dei consigli sicuro di avere tutte le carte in regola farcela prima o poi? E alla fine, com’è che ce l’hai fatta?

In realtà ti devo contraddire. Non ho fatto anni di prove perché alla Bonelli ci sono stato 3 volte in 15 anni. La prima volta facevo ancora la Scuola del fumetto ed avevo vinto un concorso che prevedeva come premio un incontro con la redazione ma allora ero veramente molto acerbo e sono stato giustamente rispedito a Scuola. La seconda volta fu quando terminai il n.1 di Cornelio per Star Comics e decisi di fare un salto da Marcheselli per mostrare le tavole ma al momento non avevano nuove serie in lavorazione e io non avevo il segno adatto per Dylan. La terza volta che ci sono stato è andata diversamente perché in redazione conoscevano bene il mio lavoro e anzi si chiedevano che fine avessi fatto per tutti quegli anni. La verità è che ero assorbito completamente dal lavoro per Star Comics e non avevo mai avuto tempo di propormi seriamente, quando ho deciso di farlo poi sono stato accolto benissimo, come se avessi sempre lavorato per loro, quasi come essere in famiglia… Ho fatto alcune prove su varie testate finché Boselli, viste le mie prove di Dragonero, mi telefonò per chiedermi se volevo fare Dampyr.

Ci racconti come hai lavorato su “Ragazzi perduti”? Di che tipo di documentazione ti sei servito? Hai trovato delle difficoltà o comunque differenze nel modo di lavorare in Bonelli rispetto alle case editrici con cui hai lavorato in precedenza?

Ho lavorato con una libertà assoluta e una tranquillità tale da permettermi di fare un buon lavoro dando il meglio delle mie capacità, cosa che spesso in passato non ho potuto fare per questioni di tempistiche troppo strette che sì, ti temprano come disegnatore e ti permettono di imparare a disegnare davvero qualsiasi cosa anche avendo l’acqua alla gola, però alla lunga è stressante. Quanto alla documentazione, ho ricevuto da Di Gregorio le indicazioni direttamente in sceneggiatura con riferimenti a pagine internet dove trovare ambienti e abbigliamento necessari per ricreare l’atmosfera della storia e per il resto mi sono affidato a google.

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Hai scelto di lavorare su Dampyr, solo per questione di opportunità (Boselli cercava disegnatori) oppure era una delle serie a cui “miravi” fin dall’inizio, perché amavi il personaggio o lo sentivi più nelle tue corde?

Ho fatto inizialmente delle prove per le serie in cantiere, Dragonero, Lukas, Adam Wild ma Dampyr non l’avevo nemmeno considerato perché mi sembrava chiedere troppo! Lo leggevo e mi è sempre piaciuto, la mia ragazza poi ne è una fan accanita e io ogni tanto le facevo un disegnino di Harlan…Mai avrei pensato che sarei diventato uno dei disegnatori dello staff. Quando Boselli mi ha telefonavo pensavo che fosse uno scherzo “pronto, sono Mauro Boselli della Sergio Bonelli editore, ho visto delle tue tavole e volevo sapere se ti andava di fare Dampyr” Penso di essere caduto dalla sedia.

Quando hai dovuto disegnare Dampyr a chi ti sei rifatto per la sua caratterizzazione grafica? Sei partito dall’attore o della rappresentazione di un tuo collega in particolare? E per lo stile in generale, chi è stato il tuo riferimento principale?

Inizialmente mi sono rifatto a Ralph Fiennes, poi il personaggio ha cominciato a delinearsi e distaccarsi dal modello. Per il resto le tavole di Majo son quelle che guardo più spesso insieme a quelle di Andreucci.

Prima di arrivare in Bonelli, come dicevano, hai lavorato per tantissime serie e case editrici: Cornelio, Factor-V, Dr. Morgue, Legion 75, Pinkerton S.A., Agenzia Incantesimi, Diabolik, Unità Speciale, ecc. ecc.. Variare così tanto e così spesso testata e quindi ambientazione, stile, pubblico… è stato per te un limite, una opportunità o un tutte e due insieme?

Non mi sono mai posto il problema. Quello che mi capitava facevo, sono un disegnatore, mi piace raccontare per immagini e quindi se una casa editrice mi dà l’opportunità di farlo, per me è meraviglioso. Devo dire di aver avuto la fortuna di non essere mai stato fermo un mese in tutto il mio percorso professionale nonostante abbia cambiato così tante serie. In effetti la cosa presenta l’indubbio vantaggio di non annoiarsi mai, però confesso che la stabilità di una serie fissa ora è quel che mi ci vuole. È vero anche che con Dampyr non ci si annoia di certo perché ci si sposta in giro per il mondo con atmosfere sempre diverse e poi horror! Quindi è davvero l’ideale per me. Superabile solo da Tex che è il mio sogno nel cassetto.

Di quanto il fumetto sia una attività impegnativa lo posso solo immaginare. Invece so, per esperienza personale, che lo è organizzare eventi. Tu da anni cerchi di fare entrambe le cose e direi che ci riesci molto bene. Sei ormai un punto di riferimento per gli eventi fumettistici piemontesi. Chi te lo fa fare? A parte gli scherzi, quando, come e perché hai iniziato questa “attività collaterale”? Che si va a sommare anche a quella di docente per la tua scuola di Fumetti… Dove trovi il tempo?!!?

Eh eh eh! vorrei avere un doppelganger, una sorta di doppio Statella che sta a casa a disegnare mentre io vado a far lezione a scuola o organizzo un evento.  Ho iniziato con l’associazione culturale Creativecomics (che ho fondato con Alessia Di Giovanni) con la quale creo eventi ed attività dedicate al fumetto perché ritengo che la cultura del fumetto debba essere portata alla gente, al pubblico occasionale, non solo ai nostri soliti fan delle fiere di fumetto ma al pubblico che fa la passeggiata della domenica e scopre che esistono ancora i fumetti e non sono finiti solo perché loro han smesso di leggerli. Penso che la cultura del fumetto debba essere portata nelle scuole perché è da lì che bisogna ricominciare ma non nelle scuole di fumetto dove ci sono ragazzi già appassionati di comics e manga ma nelle scuole medie e superiori laddove c’è il più alto tasso di allontanamento dalla lettura. E tutto questo penso che debba essere gratis per la gente perché se Maometto non va alla montagna allora la montagna deve andare da Maometto e il mio impegno è quello di portarcela.

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Tra le fiere che organizzi e quelle a cui partecipi sei spesso a contatto con il pubblico e quando non lo sei dal vivo rispondi su siti, blog, social network. Cos’è che ti spinge maggiormente?

Facciamo questo lavoro chiusi in casa o in studio e non vediamo molti colleghi e soprattutto non vediamo il pubblico che legge i nostri fumetti. Non è come a teatro per un attore o allo stadio per un calciatore o per un cantante che sente la reazione del pubblico… Noi il pubblico non lo sentiamo se non da internet o alle fiere. Queste occasioni sono un toccasana perché ci permettono di creare un ponte umano tra noi e loro, di avere un feedback, un confronto. Non c’è niente di più bello per chi disegna di vedere il volto felice di una persona che ti stringe la mano e ti ringrazia perché gli hai fatto una firma su un albo o un disegnino.

Come se non bastasse… anche regista. Dì la verità, hai una controfigura! Sei il volto pubblico di un collettivo, non c’è altra spiegazione!!! A parte gli scherzi, lo scorso anno è uscito il tuo primo lungometraggio “A pezzi – Undead men”. Ci puoi raccontare qualcosa di questo progetto? Seguiranno altri progetti simili o per ora rimarrà un unicum?

Ah ah ah! Beh, A pezzi – Undead men è un film che è nato dalla sinergia con Alessia Di Giovanni che ha scritto la sceneggiatura con la collaborazione di Andrea Cavaletto (Dylan Dog) ed ha diretto il film con me. Si tratta di un western horror ma è anche una commedia con protagoniste due donne alla ricerca dei pezzi del cadavere zombificato dell’ex fidanzato di una delle due. Sulle loro tracce c’è uno zombie che porta una museruola che non gli permette di mordere le sue vittime. Lui è interpretato da Marco Silvestri dei Pali e dispari di Zelig e oltre a lui ci sono Elena Di Cioccio (Le iene su Italia Uno), Deborah Morese (conduttrice di Bim Bum Bam) e altri. Effetti speciali di Sergio Stivaletti che è una garanzia per gli amanti del genere e musiche del maestro Manuel De Sica, figlio del grande Vittorio e già autore di innumerevoli colonne sonore della storia del cinema, da Il giardino dei Finzi Contini a Dellamorte dellamore. Ho sempre girato cortometraggi con il mio gruppo di videomakers e quando Alessia mi ha proposto questa storia ha sfondato una porta aperta perché i miei generi preferiti sono appunto l’horror e il western. Fare cinema con i minuscoli budget con cui siamo soliti lavorare noi nel cinema indipendente è molto difficile ed è difficile arrivare in sala. Noi ci siamo riusciti e ci riproviamo ancora dato che abbiamo appena ultimato la fase di scrittura di un nuovo progetto ma è ancora presto per parlarne.

Unico invece non sarà Dampyr, dato che se non erro ne hai già finito un secondo e sei al lavoro sul terzo. Ci puoi dire qualcosa sue questi due? Senza spoilerare troppo altrimenti Boselli ti tira le orecchie!

Il mio secondo Dampyr uscirà a marzo, è scritto da Mauro Boselli ed è una storia importante perché si lega molto alla continuity della serie e ci sono vari personaggi fissi che tornano. Che è un episodio chiave lo si capisce fin dal titolo: Il figlio di Kurjak. Il terzo Dampyr invece non so ancora quando uscirà ma credo a fine 2015. È scritto Nicola Venanzetti e l’ambientazione è davvero bella. Mi ci sto divertendo un casino ma non posso dirvi di più.

E a parte i due Dampyr? Altre novità in uscita o in cantiere?

Del film ti ho già detto, dei fumetti ti dico che ho in mente un progetto molto stuzzicante per un volume che vorrei produrre per l’anno prossimo ma non posso ancora rivelare nulla. Di eventi invece ne sto organizzando uno per fine febbraio a Casale Monferrato, uno a marzo vicino a Biella ed uno in un’altra località piemontese ma è ancora presto per parlarne. Insomma tantissime cose da fare. Per fortuna che c’è il mio doppelganger che lavora per me.

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