Andrea Manfredini e Umberto Sisia raccontano “Incrociatore Stellare E. Salgari”

Incrociatore Stellare E. Salgari

“INCROCIATORE STELLARE E. SALGARI” VERSO IL GRAN FINALE

Alla scorsa Lucca Comics & Games è stato presentato il terzo e conclusivo volume di Incrociatore Stellare E. Salgari, saga fantascientifica a fumetti edita da Cagliostro E-Press. Ne parliamo i curatori Andrea Manfredini e Umberto Sisia.

Marco Frassinelli: Buongiorno Andrea e Umberto e grazie per avere accettato questa chiacchierata.
Iniziamo subito: vi vorreste presentare brevemente?

Andrea Manfredini: Buongiorno a te Marco! Andrea Manfredini: designer, sportivo, padre di famiglia, amante della buona cucina, del buon bere, del cinema, della letteratura (in particolare della fantascienza), del fumetto, disegnatore da prima di imparare a leggere e da poco più di un anno anche Direttore Editoriale di Cagliostro E-Press. Più breve di così mi dovevo fermare a nome e cognome 😛

Umberto Sisia: Salve Marco! Mi chiamo Umberto Sisia e nella vita insegno lettere alle giovani menti. Parallelamente conduco tutta un’altra serie di vite parallele: scrivo per diletto saggi e articoli di letteratura, indago mondi lovecraftiani, supervisiono e scrivo fumetti e da non moltissimi anni mi occupo anche della programmazione e scrittura di Avventure Testuali. Per nutrire tutto ciò, come Andrea leggo un po’ di tutto, guardo un po’ di tutto ed esploro le molteplici potenzialità del medium fumetto. Fra le altre cose, oltre a visitare volentieri i festival di fumetti e a collezionare disegni, mi diletto anche nel collaborare ad organizzarne alcuni.

MF: Mi risulta che entrambi siate appassionati di fantascienza, sia letteraria che cinematografica. Vorreste dirci quali sono i vostri punti di riferimento nel genere e quali sono le opere che vi hanno maggiormente influenzato?

AM: Ecco, appunto la fantascienza! Sto rileggendo da un po’ di tempo gli albi de Gli Eterni della Corno, in un rigurgito di voglia di Kirby e mi è tornata in mente che la prima volta che li vidi. Fu probabilmente quando ero bambino e mia nonna ogni tanto mi comprava qualche fumetto in edicola. Così pure mi sono recentemente re-imbattuto in 2001: Odissea nello spazio, Machine Man e I Guardiani della Galassia (quelli veri, quelli fumettistici!). Quello con queste serie è probabilmente il mio primo approccio alla fantascienza. Poi ci sono stati i cartoni animati degli anni ‘80, come Capitan Futuro, Capitan Harlock e il meraviglioso e inarrivabile Conan, il ragazzo del futuro, tanto per citarne alcuni. In seguito, quando ho cominciato a leggere libri con passione, verso gli 11 anni, ho scoperto Asimov con I robot dell’alba e da lì non sono più guarito: ho letto tutto quello che ha scritto, dai racconti brevi dei primi anni ‘50, fino all’ultimo saggio, risalente al 1992, se non sbaglio. A seguire c’è stata l’esperienza con il cyberpunk, con Gibson e Dick in particolare, poi 2001 Night e Akira, per tornare sul fumetto, la meravigliosa Hammer, pubblicata da Star Comics nei primi anni 90. Per un bel po’ ho seguito anche Nathan Never, ma alla lunga le serie Bonelli mi stancano. Ancora oggi continuo a leggere fantascienza a fumetti, anche se a mio avviso ce n’è sempre fin troppo poca: mi vengono in mente Low e Black Science, per dirne un paio. Per quanto riguarda il cinema, per prima cosa non posso non nominare Guerre Stellari, Star Trek e Il pianeta delle scimmie, che sono le prime cose che ho visto nella mia vita (forse la serie tv di quest’ultimo film è la cosa più bella che abbia mai visto, ma parlo con gli occhi del bambino di allora). Poi è venuto Blade Runner che non è un gradino sotto: semplicemente è venuto dopo. Ha ribaltato tutto e continua a essere una boa attorno cui tutto gira e prende altre direzioni per quanto riguarda la fantascienza. Anche oggi ci sono bei film di genere e dopo anni di stanca la fantascienza è tornata prepotentemente alla ribalta, sicuramente anche grazie agli effetti speciali che aiutano parecchio a fare certe cose. Quello che comunque mi affascina maggiorente sono le storie nel futuro prossimo, quelle che parlano dell’evoluzione della civiltà umana, meno l’avventura classica con un vestito diverso: per intenderci, Blade Runner e Terminator mi affascinano, mentre mi rendo conto che altre cose senza astronavi, senza laser e teletrasporto sarebbero molto banali e perciò mi stancano…

US: Per quello che mi riguarda ho gusti in parte diversi da Andrea. Partendo dall’ambito letterario ho sempre prediletto molti autori e molte saghe assolutamente diversissime. Da bambino adoravo Verne e Wells per cui la partenza è quella. Uno dei capisaldi è stato sicuramente il ciclo di Dune, ma altrettanto John Carter di Marter, forse un tantino pesantuccio a livello stilistico, ma un vero capolavoro. Ho amato tantissimo Fanteria dello spazio (che in verità ho scoperto tramite Nathan Never), praticamente tutti i romanzi che ho letto di Dick, con in cima Ubik e Le tre stimmate di Palmer Eldritch. Quando ero ragazzo, inoltre, era il momento in cui Dan Simmons stava intraprendendo la propria ascesa, per cui assolutamente Hyperion. E Alfred Elton Van Vogt e Bradbury, senza dimenticare il fantastico universo dei racconti brevi che meriterebbe una storia a sé. Basti dire che alcune antologie epocali continuo a rileggerle e mi hanno fatto scoprire il genio assoluto di Richard Mateson, Harlan Ellison, Lester Del Rey, Frederic Brown, Fritz Leiber, Clifford Simak, Theodore Sturgeon e tanti altri. Potrei continuare, ma sento che ne ho già dimenticati fin troppi. Fra gli autori recenti ce ne sono molti di validissimi e – senza elencarli – ho avuto modo di averne un assaggio tramite la rivista Fantasy & Science Fiction Magazine Italia. L’altro mio grande riferimento fantascientifico è quello cinematografico, spesso mutuato dalla stessa letteratura. Ho avuto modo di apprezzare di tutto: dalla sci-fi classica americana di Jack Arnold alle paranoie de L’invasione degli ultracorpi, da Radiazioni BX Distruzione Uomo a Occhi bianchi sul pianeta terra al nostro L’ultimo uomo sulla terra, da Soylent green fino a opere più moderne e mainstream – per quanto colossali – come i film citati da Andrea, fra i quali prediligo sicuramente 2001 e Il pianeta delle scimmie. E ad essi aggiungerei almeno Dune di Lynch e il mio adorato Zardoz oltre a Predator e Pitch Black. Sono stato abbastanza eterogeneo? Circa le serie tv personalmente sono sfegatato di numerose incarnazioni di Star Trek e Doctor Who, anche se quest’ultima è decisamente un po’ troppo politically correct. Ma le trame sono geniali. E poi Battlestar Galactica vecchia e nuova. Veramente, lo spazio è tiranno e ci sarebbe troppo da dire. Circa i fumetti di sci-fi non amo proprio tutto, devo dire. Al momento mi verrebbe da citare soprattutto Jeff Hawke e quell’opera monumentale che è L’Eternauta (sia Oesterhoeld, sia Breccia). E Alberto Breccia è un caposaldo anche della fantascienza a fumetti. In Italia devo confessare ho seguito molto per un lungo periodo soprattutto Nathan Never. Senza dilungarmi ulteriormente, la mia idea di fantascienza perfetta è quella che coniuga in qualche maniera la narrativa di anticipazione e la fantascienza sociologica. Con qualche divagazione qua e là.

Incrociatore Stellare E. Salgari

MF: Quello presentato alla scorsa Lucca Comics & Games è il volume conclusivo della saga della “Salgari”. Vorreste ripercorrere le tappe precedenti del fumetto e raccontarci come si è giunti a questo momento finale della serie?

AM: Beh, per essere breve dovrò essere un po’ schematico e cercare anche di non raccontare troppo, altrimenti poi i volumi non li compra nessuno :D.
Ci troviamo in un futuro abbastanza remoto, in quello che sembra un periodo di pace, tant’è vero che l’Incrociatore Stellare Emilio Salgari è diventato un museo; fino a quando arriva una forza ignota a rompere l’equilibrio. Da qui iniziano le peripezie in giro per l’universo, – o meglio, gli universi – di uno sparuto equipaggio appena sufficiente a governare una nave così grande. Tutto questo porterà i protagonisti a confrontarsi con pirati (in una storia di ispirazione salgariana ci dovevano essere per forza), nemici provenienti da altre dimensioni, demoni del passato, attacchi interni, forme di vita aliena, nuove alleanze e anche simpatici siparietti, perché un po’ di humour non guasta per alleggerire la tensione di tanto in tanto. Fino alla conclusione della storia in cui… No, vi lascio in sospeso. Leggetevi i tre volumi e scoprirete l’intera vicenda di Fiermonte, Sofia, Jaci, Cano, Riva, Gragnon, Nastasi, Vigo, Heisenberg, Barbara, Dom Ottavio, il comandante Undro. Tanti personaggi, è vero, e ultima ma non ultima per importanza, l’astronave, che se vogliamo è la vera protagonista di tutta la saga!

US: Andrea ha detto praticamente tutto. Non mi resta che confermare. Posso solo aggiungere un aneddoto dal versante dei testi e cioè che necessariamente la saga si è configurata come una serie del tutto corale. I personaggi citati e tanti altri, come in un telefilm, a volte assurgono in primo piano, a volte scivolano leggermente e sommessamente in secondo piano. È per questo che – eccettuati i protagonisti con la “P” maiuscola, talora restiamo un po’ con la curiosità circa cosa sia successo a qualcuno. Purtroppo non siamo una serie tv di centinaia di puntate. Quando serve, uno dell’equipaggio si prende i suoi quarti d’ora di celebrità poi torna nelle retrovie. È per questo che l’astronave (anzi LE astronavi) è (anzi SONO) la protagonista (anzi LE)…

MF: Che cosa c’è di nuovo e differente in questo volume, oltre ovviamente al fatto che le trame vengono portate a conclusione?

AM: Nuovi disegnatori! Per rispettare la missione di Cagliostro E-Press, cioè lanciare nuovi talenti del fumetto italiano, anche in questa stagione troveremo a fianco dei veterani della serie (gli autori che sono alla seconda prova dopo una promettente prima, magari anche su un altro progetto dell’associazione) presentiamo degli esordienti che riteniamo sempre di ottimo livello e che ci daranno una nuova interpretazione delle vicende e dei personaggi della nostra saga spaziale.

US: Il comparto sceneggiatori, invece, è saldamente blindato 😀 Ha anche una sua logica poiché introdurre elementi nuovi a questo punto avrebbe voluto dire correre un po’ troppi rischi e squilibrare l’elaborazione delle trame in vista del gran finale. Posso dire, invece, che secondo me – senza svelare nulla – c’è una nuova atmosfera. Se il primo volume era molto misterioso, molto aperto, dedicato ad aprire porte e svelare misteri; e se il secondo era una fittissima tessitura di continuity atta a stabilizzare il tutto; ebbene in questo terzo volume il tentativo è stato quello di privilegiare l’epos e anche un tono un po’ elegiaco. Come accennavo prima, alcuni personaggi rientrano un po’ nelle retrovie, la Storia rientra in primo piano, gli obiettivi dei protagonisti pure, i nodi arrivano al pettine e ci saranno molti congedi.
Non sto facendo spoiler, perché essendo il finale è ovvio che prima o poi e in qualche modo saluteremo tutti.

MF: Raccontateci un po’ quelli che secondo voi sono i punti forti della storia per i quali un lettore potrebbe essere invogliato a recuperare le parti precedenti e leggere quest’ultima.

AM: Come ho accennato poco fa, questa è una saga che prende ispirazione dall’atmosfera delle opere di Emilio Salgari – principalmente dall’avventura – dove si trovano ostacoli apparentemente insormontabili, personaggi bizzarri, battaglie epiche, amicizie, scontri all’ultimo sangue e un po’ di romance. Se vi piace questo genere di letteratura, allora Incrociatore Stellare E. Salgari è il fumetto che fa per voi. Se amate il disegno realistico, Salgari fa per voi. Anche se siete degli appassionati di manga, Salgari fa per voi perché ci sono molte connessioni. E pure se apprezzate il fumetto underground o siete alla ricerca di qualcosa di punk, in qualche modo Salgari fa per voi. Nella scelta dei disegnatori, infatti, abbiamo sempre cercato di dare spazio a stili diversi, di farli coniugare con un affresco narrativo omogeneo e coerente in modo da permettere a diversi autori di esprimersi al meglio delle loro potenzialità e di consentire loro di dare una propria interpretazione del genere narrativo.

US: Dal punto di vista degli sceneggiatori, posso dire che il grande obiettivo che abbiamo raggiunto secondo me è che nei tre volumi alla fine tutto si tiene e tutto si spiega. Potrà esserci qualche sbavatura, ma crediamo che ogni cosa alla fine si sia incastrata al punto giusto. In tal senso, un riferimento fortissimo sia mio che di Stefano Bonazzi e di Paolo Buscaglino Strambio, gli altri soggettisti, è l’aver preso a ispirazione la struttura di serie mitiche come Star Trek. Aver curato particolarmente la caratterizzazione dei personaggi, anche di quelli secondari, è stato fondamentale. Non abbiamo personaggi piatti: tutti nel loro piccolo hanno una loro identità precisa e si evolvono nel tempo. Alcuni si evolvono anche troppo, per un motivo che spero scoprirete, se leggerete la saga. Un altro punto di forza è la ricchezza delle ambientazioni che cambiano: siamo partiti da una stazione spaziale, abbiamo proseguito incontrando satelliti artificiali, rifugi dei pirati, pianeti alieni, i vasti campi di battaglia dello spazio interstellare. E anche l’oggetto della narrazione in qualche modo ha raggiunto alla fine una certa varietà: abbiamo fatto frequentemente lunghi viaggi nel passato dei protagonisti e spesso abbiamo divagato con trame secondarie. Credo che proprio questa tenuta strutturale complessiva unita alla diversificazione narrativa sia stata il nostro maggior segno di forza. Rifacendoci certo all’autorità di un romanziere come Salgari, certo, ma – mi preme dirlo – a livello ispirativo più che come citazione diretta: non troverete un Sandokan fantascientifico qui. Troverete sicuramente personaggi valorosi che si mettono alla prova affrontando spazi aperti, “natura selvaggia” e perversi nemici nell’ottica di una space opera classica estremamente avventurosa. Alcuni si evolvono anche troppo, per un motivo che spero scoprirete, se leggerete la saga.

MF: Una domanda per Andrea. Nonostante in questo volume non ti sia stato chiesto di sviluppare mezzi e ambienti nuovi, tu sei il mecha-designer. Qual è stato il tuo approccio a questo segmento della lavorazione dei volumi? Ti sei divertito ad immaginare le astronavi e tutti i mezzi che sono stati visti nella serie?

AM: Dovrei incollare qua l’intera introduzione al primo volume, per rispondere davvero in modo compiuto, ma direi che è meglio fare una sintesi. Il mio immaginario per quanto riguarda il design di mezzi spaziali e militari fantastici parte da Goldrake e arriva fino a Macross, con tutto quello che c’è in mezzo. A questo unisco la passione per le auto e la meccanica in generale. Infine, c’è il design di interni che è sostanzialmente la mia attività principale. Mescolando tutto insieme, è uscito un puzzle sgangherato che pian piano ho perfezionato, limato, smussato, all’inizio l’ho perfino stravolto più volte, fino ad arrivare a uno “stile” che mi ha guidato dallo sviluppo della Salgari, a quello dei caccia da combattimento, ai mezzi da sbarco, alle altre astronavi e caccia nemici, senza dimenticare il lavoro immane di sviluppo degli ambienti interni alla Salgari (e non solo). E’ stato un vero e proprio lavoro di progettazione e sviluppo d’ambienti: il ponte di comando, la sala macchine, l’interfaccia con il Commodoro Fantasma (un’importante IA della nave), gli alloggi del capitano e dell’equipaggio, gli hangar per i caccia, il bar… Praticamente, una volta realizzata l’astronave, ci ho lavorato di più che se fossi stato in ufficio a fare il mio lavoro di tutti i giorni!

MF: Umberto, tu insieme con Paolo Buscaglino Strambio e Stefano Bzi sei divenuto dal secondo volume il soggettista della serie: come avete proceduto nell’ideare e realizzare gli story-arc delle due stagioni?

US: Circa il primo volume, avevo il compito di curatore dei testi e avevo in mano un soggetto di massima a cura di Piero Viola, Claudio Franchino e Filippo Burighel. Era piuttosto preciso, ma già su di esso ho effettuato un primo lavoro di armonizzazione poiché c’erano svariate cose da correggere, non ultima l’eccessiva quantità di personaggi. Ne abbiamo usati moltissimi in seguito, figuratevi cosa doveva essere in principio! Come anticipavo poc’anzi, la prima stagione non era un grosso problema: gettava molte esche, lanciava molte premesse, apriva molte porte, succedevano innumerevoli eventi misteriosi. Ma poi… mistero! Dalla seconda stagione, nell’impossibilità dei suddetti, ci siamo messi in ballo noi come team di soggettisti e abbiamo lavorato in maniera notevolmente capillare. In una serie di riunioni notturne via chat ci siamo fatti delle domande e dati delle risposte su COME spiegare logicamente CIASCUNA delle questioni apparentemente problematiche. E’ stata dura, ma ce l’abbiamo fatta: avevamo una linea da seguire. Successivamente ciascuno di noi materialmente ha preso in mano quattro soggetti della seconda stagione e li ha elaborati di fino. In conclusione, ci siamo riuniti di nuovo come fantasmi virtuali, o meglio, come “Ghosts in the shell” e abbiamo armonizzato e limato il tutto. A paragone di ciò la terza stagione è stata una passeggiata. Sapevamo già dove andare a parare: abbiamo deciso il mood del finale della serie, abbiamo concordato i tre principali snodi narrativi e poi il resto è venuto da sé.

Incrociatore Stellare E. Salgari

MF: In quanto curatori, oltre che rispettivamente disegnatore e soggettista, qual è stato il vostro rapporto con gli altri autori? Quali difficoltà hanno incontrato gli sceneggiatori a sviluppare i soggetti e i disegnatori a tradurli poi in immagini?

AM: Prima di tutto bisogna spiegare che, essendo sparsi i suoi collaboratori lungo tutto lo stivale, Cagliostro non ha una redazione vera e propria. Di conseguenza la prima cosa necessaria è stata creare un posto dove potersi incontrare tutti e tenere le discussioni opportune a portare avanti il lavoro in maniera ordinata e omogenea. Per prima cosa ho creato una chat con tutti gli autori, scrittori e disegnatori. A seguire ne abbiamo fatta una per ogni singolo episodio dove siamo coinvolti Umberto ed io a supporto del disegnatore (all’inizio abbiamo escluso lo sceneggiatore perché il suo lavoro finisce una volta approvata la sceneggiatura, ma in alcuni casi lo abbiamo poi coinvolto per risolvere diversi problemi). In questo modo è stato possibile seguire tutto il lavoro in maniera precisa, tempestiva e coordinata. Devo dire che dopo tre stagioni si è rivelato un ottimo modo per creare un flusso di lavoro efficiente e gestire tante chat non è stato per niente difficoltoso come potrebbe sembrare. Ovviamente gli autori, anche se non si direbbe (:D), sono persone con la loro vita perciò di tanto in tanto abbiamo dovuto richiamarli all’ordine. Così abbiamo dovuto sollecitare una consegna, dibattere più lungo su una modifica richiesta, spiegare perché quello che avevano fatto non andava bene, correggere errori, richiamare l’attenzione sul formato dei file da produrre per la stampa, fare da supporto psicologico, ad esempio. Alla fine siamo riusciti a gestire anche qualche emergenza e qualche defezione in corso d’opera, grazie agli autori più esperti e a quelli più preparati che hanno supplito ad altre mancanze. Questo vale anche circa la fase di sviluppo di ambienti e personaggi, perché ovviamente man mano che la storia è stata ampliata e portata avanti dagli sceneggiatori si è presentata la necessità di aggiungere un ambiente, un personaggio o una creatura, un nuovo velivolo o un’arma particolare. Qui, ovviamente, si sono distinti alcuni disegnatori che hanno un livello un po’ superiore di preparazione e di capacità, che sono quelli che molto probabilmente per primi riusciranno ad entrare nel mercato del fumetto come professionisti.

US: Per quello che riguarda il settore degli sceneggiatori è stato da un lato decisamente più facile, visto il loro numero minore. Complessivamente, infatti, quasi tutti hanno realizzato un paio di episodi per cui il loro numero totale ammontava a sette. Dall’altro lato, però, è stato necessario in primo luogo controllare la coerenza esterna, vale a dire quella della sceneggiatura con l’universo di riferimento. Poi quella interna, cioè l’aderenza al complesso della storia e che un episodio non contraddicesse l’altro. Questo è stato talora complicato poiché non era affatto detto che la revisione delle sceneggiature fosse in ordine cronologico, bensì avveniva appena arrivavano. Da qui, una ricostruzione di tutto a livello mentale ogni volta. Infine, in corso d’opera, è stato decisivo il controllo di coerenza dell’operato dei vari disegnatori in relazione a ciascuna sceneggiatura e a tutte. Speriamo non ci sia scappato niente… Pant 😀
In ogni caso, anche per me il sistema delle chat si è rivelato assolutamente efficace e penso che sarà da affinare e perpetuare da parte nostra.

MF: Qual è il personaggio del fumetto che preferite o con il quale vi identificate di più?

AM: In una saga come questa – che è corale e dove ci sono tanti personaggi e tante vicende da narrare – inevitabilmente l’approfondimento dei personaggi non può essere assolutamente sviluppato, salvo che per due o tre, quelli che sono i veri e propri protagonisti. Per superare l’ostacolo, nella seconda stagione, Umberto ha cercato di sfruttare gli interludi per dedicare un po’ di spazio ai singoli personaggi, raccontandone alcune vicende personali. Poi, la vicenda complessiva non ha consentito di dare a tutti uno spazio particolarmente grande. In definitiva, quelli che vengono fuori sono i personaggi più impegnati nell’azione come Fiermonte, che è il comandante della Salgari, il comandante di una nave avversaria, il vecchio saggio, un personaggio femminile che si rivela più interessante di quello che potrebbe essere in una storia scritta da tre omaccioni brutti e cattivi (:D)… Sono stato vago per non svelare troppo. Alla fine, probabilmente mi sono affezionato al personaggio che protagonista dell’episodio del secondo volume che ho disegnato: Nestor Cano, il capotecnico della nave. Che mi riconosca in lui non saprei dirlo con certezza, ma sicuramente è uno che lavora molto dietro le quinte, che bada più al risultato che non alla forma, che risolve i problemi e si accerta che le cose funzionino nel modo migliore. Ecco, non è che questi siano esattamente i miei tratti distintivi, però ci sono alcune cose in cui mi rispecchio, sì.

US: Come soggettista, sono affezionato a tutti, anche ai cattivi. Devo dirlo. Sono assolutamente dispiaciuto che non sia stato possibile dedicare ulteriore spazio a qualcuno di essi. Oppure che altri in questa terza stagione compaiano tutto sommato pochino. Però il gioco di una serie corale con il numero di pagine a nostra disposizione è appunto questo. Come diceva Andrea, proprio per questo ho strutturato gli interludi della seconda stagione come flashback che ci dicessero qualcosa di più della vita di ciascuno di loro. Ma vorrei anche ricordare gli interludi della prima stagione, dei “dietro le quinte” che volevano però assolvere alla stessa funzione. Per quanto riguarda i miei favoriti, non è un segreto nel nostro gruppo che abbia una predilezione per la giovane cadetta Elsa Riva: mi sono avvalso dei miei poteri e le ho dato parecchio spazio proprio per questo motivo. Ci sarebbe anche Carla Alfieri che ho amato molto, ma purtroppo non siamo riusciti a darle altrettanto risalto. Non posso però dire di rispecchiarmi in queste due ragazze, no di certo. Se devo scegliere un personaggio che in qualche maniera sento affine potrei dire il meditativo scienziato Dereus. Sì, forse in qualche modo mi somiglia, almeno un pochino…

MF: Quest’anno per il gran finale avete realizzato una storia insieme. Come vi siete trovati a lavorare per la prima volta sullo stesso episodio? Cosa ha di particolare questo capitolo?

AM: La cosa più singolare di questo sodalizio è che abbiamo discusso meno per la realizzazione di questo episodio che per gli altri che ho disegnato nella serie! Direi che quando mi sono approcciato a disegnare l’ultimo episodio dell’ultima stagione (grandissima responsabilità, ma non potevo esimermi essendone il curatore insieme con Umberto e anche Direttore Editoriale dell’associazione) ho cercato di rapportarmi con lo sceneggiatore non come co-curatore, ma il più possibile nella maniera in cui dovrebbe fare un disegnatore con il proprio supervisore. Hai una sceneggiatura: precisa nelle descrizioni, ma non blindata. Devi raccontare quello che leggi, ascoltare le osservazioni e i consigli e cambiare, modificare o rifare fino a che il supervisore non approva. Ovviamente, non essendo esattamente un esordiente, qualche chilometro d’inchiostro l’ho steso, per cui per Umberto non è che sia stato troppo faticoso il lavoro di supervisione e in qualche caso ci siamo anche confrontati e arrivati a compromessi. Oppure ho leggermente deviato dalla sceneggiatura, ma stiamo parlando di dettagli. Il particolare di questo episodio è che la storia finisce, ma finisce per davvero. Senza possibilità di una quarta stagione. E lo fa in un modo che nessuno potrebbe immaginarsi leggendo una storia di questo genere. Lo scorso anno, durante la riunione direttiva in cui abbiamo pianificato il finale della saga, Giorgio Messina, Presidente dell’associazione ci ha dettato una sola regola: come doveva essere il finale. Noi lo abbiamo fatto, ma in un modo che ha spiazzato lui per primo. Perciò ci aspettiamo che anche i lettori rimarranno stupiti e soddisfatti di quanto leggeranno.

US: Con Andrea sapevo di essere in una botte di ferro. Ci siamo presi l’incarico, ma abbiamo anche fortissimamente voluto realizzare l’episodio numero tredici. Non proprio l’ultimo, ma ovviamente il gran finale. Succedono molte cose. Ho trovato la difficoltà di fare entrare – a forza di ellissi e di accelerazioni – tutto quanto avevo in mente in dodici (dicansi dodici) pagine. Ma, del resto, è stata questa la grande sfida. Il risultato credo che sia ottimo ed è stato un piacere vedere una mia storia realizzata da Andrea. Spero che ciò in futuro possa accadere anche con altri amici con i quali abbiamo collaborato in questi anni. Circa il contenuto non dico effettivamente nulla. Soltanto che dopo tante battaglie ho voluto giocare in ispecie sulle emozioni. Spero di esserci riuscito.

MF: Anche quest’anno (come accadde nel volume due con le cover “in animazione” di Luciano Costarelli) vi siete inventati un’idea particolare per le copertine. Ce ne volete parlare?

AM: Quest’anno abbiamo sostanzialmente deciso di semplificare tutto, in modo da rendere più scorrevole la lettura e portare il lettore dritto al finale come se si trovasse in un vortice che lo risucchia e dal quale non si può liberare, se non arrivando alla fine della storia. Per fare questo abbiamo eliminato gli interludi e le schede introduttive ad ogni episodio, visto che ormai pensavamo fosse tutto ben chiaro e delineato. Allo stesso modo, per rendere più scorrevole il flusso di lavoro (poi qualche modo per complicarci la vita lo abbiamo trovato, anche con il supporto di taluni autori che in alcuni casi ci hanno fatto un po’ penare, ma questa è un’altra storia) abbiamo chiesto ai disegnatori di realizzare anche la copertina del proprio o dei propri episodi. La richiesta, dunque, era quella di realizzare un’illustrazione che fungesse da copertina all’episodio, ma che potesse anche essere utilizzata come copertina del volume. Questo ha fatto in modo che ognuno conoscesse a grandi linee la traccia dell’intera stagione e che riuscisse a catturarne gli elementi essenziali che spiccano nell’episodio che hanno disegnato. Alla fine Alberto Bonis, disegnatore dei primi due episodi, ha trovato a mio avviso la sintesi perfetta dell’intera saga, regalandoci una copertina fenomenale che racchiude in sé tutta l’atmosfera di questi tre volumi! La cover è stata poi ultimata con i colori spettacolari di Leonardo Zampolli.

US: Andrea ha detto già tutto. Posso solo aggiungere che rispetto a lui io ero un po’ più incerto alla fine. Nonostante la straordinaria cover di Alberto fosse certamente fra le papabili, personalmente ne avevo almeno un’altra nel mirino e – fortunatamente da un lato – un’ultima è giunta troppo tardi per partecipare alla tenzone in tempo utile e pertanto avrei dovuto dire la mia addirittura tra tre. Ma alla fine anche io mi sono indirizzato sull’illustrazione selezionata: davvero iconica, icastica e affascinante.

MF: Ultima, ma sicuramente decisiva: quali sono le modalità per mezzo delle quali reperire il fumetto? È previsto qualcos’altro per l’universo della Salgari o è davvero finita?

AM: Come per tutte le pubblicazioni di Cagliostro E-Press, è possibile ordinarlo in qualunque fumetteria d’Italia distribuito da Manicomix, nostro partner nazionale per la distribuzione. Oppure è possibile ordinarlo direttamente dal sito www.cagliostroepress.com o scrivendo via e-mail a shop@cagliostroepress.com.

Per quanto riguarda la saga dell’Incrociatore Stellare Emilio Salgari è tutto. A meno che in futuro non sfugga qualcosa che alcuni autori stanno cercando insistentemente di far uscire dalle segrete del Castello di Cagliostro. Esse però, per fare un paragone illustre, potrebbero essere solo qualcosa di molto più distante dalla storia principale di quanto non lo siano gli spin-off di Guerre Stellari dalla saga principale. Con questa chiusura sibillina saluto tutti i lettori e ti ringrazio per le domande stimolanti che ci hai rivolto!

US: Nulla da aggiungere. Personalmente, sarò uno di quelli che appena possibile cercherà di organizzare un’evasione in massa. Chissà, mi piacerebbe uno spin off con Elsa e Ruggero, oppure le avventure del giovane Elio Fiermonte. Ma per ora sono solo fantasie di sceneggiatore. Grazie mille per l’attenzione.

MF: Grazie mille per il tempo che ci avete dedicato.

Incrociatore Stellare E. Salgari

Published By: Marco Frassinelli

Nella vita di tutti i giorni lavora nel campo dell'ingegneria gestionale, dell'efficienza energetica e dell'utily management (grupporestart.it). Per passione, si occupa da anni di cultura popolare come blogger e organizzatore di eventi. È nello staff di manifestazioni quali "Albissola Comics" e "Asylum Fantastic Fest" oltre ad aver collaborato a decine di eventi culturali quali "Video Festival Città di Imperia", "Festival di Folklore e Cultura Horror AutunnoNero", "Mostriamo il Cinema", "Albenga Dreams", "Fiera del Libro di Imperia". È direttore di "Proxima - Associazione no-profit", vice presidente del "Cineforum Imperia" e membro del consiglio direttivo "Ludo Ergo Sum - Tana dei Goblin Imperia" e "Comics & Art". Ha lavorato come blogger per Blogosfere (PianetaFumetto) e ha pubblicato su diverse riviste ("L'Eco della Riviera", "Tenebre", "Fumo di China", "Dylandogofili"). Ha curato per Proxima la pubblicazione del romanzo "Sina. Je m'en fiche!" ed è co-autore dei libri "Gibba e 'Lele' Luzzati" e "Sei nel West, Amigo!". È autore di alcuni articoli pubblicati su "Novissimo Zibaldino del Festival” (Mellophonium) e "L'arte del doppiaggio” (Felici Editori) e di fotografie pubblicate sul fotolibro “Gallieno Ferri – Photobook” (Forum ZTN). Ama viaggiare (ha visitato 29 paesi tra 4 continenti) e creare i fotolibri dei suoi viaggi. Nel 2013 crea il sito ilblogger.it dove scrive principalmente di cinema e fumetti.

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