
È appena arrivato nelle sale L’ultima missione: Project Hail Mary, film di fantascienza con protagonista Ryan Gosling. Un film affascinante, divertente e sorprendentemente emozionante, che riesce a trasformare una storia sulla fine del Sole in una vera e propria favola dello spazio.
Sinossi
Raylan Grace si sveglia da un coma farmacologico e si trova a bordo di un’astronave. Gli altri componenti dell’equipaggio sono morti. All’inizio è confuso e non ricorda nulla, ma lentamente la memoria comincia a tornare. Scopre così il motivo della missione: il Sole sta morendo, prosciugato da misteriosi microorganismi alieni. Tutte le stelle dell’universo stanno facendo la stessa fine, tranne una. Ed è proprio lì che è diretta l’astronave: per cercare di trovare una “cura” per il Sole e salvare la razza umana dall’estinzione.

Regia
Il film è diretto da Phil Lord e Christopher Miller, registi dei film d’animazione Piovono polpette e The LEGO Movie. Due film che coniugavano perfettamente sequenze d’azione e divertimento, catastrofi e fantascienza.
Tutti elementi che si ritrovano anche in L’ultima missione: Project Hail Mary, un film che parla della fine del mondo, ha momenti fortemente drammatici, ma riesce anche a divertire e non cade mai nel rischio di diventare pesante.
Non stupisce che Lord e Miller siano anche tra gli sceneggiatori di Spider-Man – Un nuovo universo e Spider-Man: Across the Spider-Verse (qui la recensione), altri film – bellissimi – che riescono a mescolare avventura, emozione e spettacolo.
Project Hail Mary non è comunque il loro esordio nel live action: sono infatti anche i registi di 21 Jump Street e 22 Jump Street, film dove mescolavano la commedia con il poliziesco.

Sceneggiatura
Nonostante di solito Phil Lord e Christopher Miller scrivano personalmente i loro film, in questo caso erano impegnati con Spider-Man: Across the Spider-Verse, e la sceneggiatura è stata affidata a Drew Goddard, già autore dell’adattamento di The Martian.
Tra gli altri suoi lavori ricordiamo Cloverfield, World War Z e diverse serie TV come Buffy the Vampire Slayer, Alias e Lost.

Cast
Il film si regge quasi interamente sulle spalle di Ryan Gosling.
Essendoci numerosi flashback, Gosling deve mostrare momenti ed emozioni molto differenti del suo personaggio, alternando gioia, preoccupazione, tristezza e rassegnazione.
Nonostante non abbia mai vinto un premio Oscar (qui i premiati all’ultima edizione), è un attore che ho sempre apprezzato molto per la sua capacità di portare sullo schermo personaggi molto diversi tra loro.
Giusto per citare i primi film che mi vengono in mente, per approfondire la sua filmografia potreste recuperare: Half Nelson, Lars e una ragazza tutta sua, Le idi di marzo, Crazy, Stupid, Love, Blue Valentine, Drive, The Nice Guys (qui la recensione), Come un tuono, La La Land e i più recenti Barbie e The Fall Guy.
Nel cast compare anche Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona d’interesse) nei panni della donna a capo del progetto. Il suo ruolo però è troppo piccolo per poterne dare un giudizio approfondito.

Commento
Il film è tratto dal romanzo di fantascienza Project Hail Mary di Andy Weir, pubblicato nel 2021.
Il libro è stato un grande successo internazionale, candidato al premio Hugo e vincitore del Dragon Award e del Premio Seiun.
L’adattamento cinematografico è estremamente fedele al romanzo e, nonostante la durata di 156 minuti, il film funziona così bene che non sembra mai lungo: scorre senza un momento di noia o di lentezza.
Dal punto di vista visivo è un film molto affascinante. Non a caso la fotografia è firmata da Greig Fraser, che si è già confrontato con lo spazio in Rogue One: A Star Wars Story e soprattutto in Dune di Denis Villeneuve, lavoro per cui ha vinto il Premio Oscar.
Molto belle anche le musiche di Daniel Pemberton, già autore delle colonne sonore dei già citati Spider-Man – Un nuovo universo e Spider-Man: Across the Spider-Verse.
Tutto questo contribuisce a creare un film che diverte, emoziona e affascina.
Lo stile e il rapporto tra Grace e Rocky mi hanno ricordato quella leggerezza e quell’ingenuità tipiche del cinema degli anni ’80 che amo molto: quello di film come Salto nel buio e Explorers di Joe Dante, E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg o Corto circuito di John Badham.
Anche se è classificato PG-13, a mio avviso è un film che potrebbero vedere anche i bambini, proprio perché potrebbe essere un modo perfetto per avvicinarli alla fantascienza e farli innamorare di questo genere.
Il sapore rétro non è casuale: nonostante sia stato girato in digitale, la versione finale è stata trasferita su pellicola e poi nuovamente digitalizzata, un processo che ha permesso al film di avere quel “calore” tipico della pellicola analogica.
L’effetto anni ’80 deriva anche da un altro elemento: molti set sono stati costruiti realmente in studio, senza abusare di green screen.

In particolare Rocky non è un modello 3D digitale, ma uno splendido pupazzo animatronico. In questo modo Gosling poteva interagire davvero con qualcosa di fisico, rendendo la recitazione molto più naturale rispetto a quando gli attori devono recitare guardando il vuoto.
Dietro alla realizzazione di Rocky troviamo James Ortiz (che presta anche la voce al personaggio nella versione originale), artista e burattinaio molto attivo nel teatro newyorkese di Broadway, con spettacoli come The Skin of Our Teeth e Into the Woods.
Ortiz è stato sempre presente sul set perché Lord e Miller volevano utilizzare il più possibile effetti pratici invece di soluzioni digitali.
La sfida, insieme allo scenografo Neil Scanlan, era rendere espressiva una creatura simile a un ragno, che comunica attraverso suoni simili al canto delle balene e che, teoricamente, avrebbe l’espressività di una pietra.
E direi che ci sono riusciti: Rocky è un personaggio bellissimo, destinato a rimanere nella memoria di chi vedrà questo film.
Un film riuscitissimo, probabilmente uno dei migliori prodotti di fantascienza per famiglie degli ultimi anni.

Il titolo italiano
Qualche articolo fa mi ero lamentato della discutibile scelta di adattare il titolo Jumpers – Un salto tra gli animali (qui la recensione), quando l’originale era semplicemente Hoppers.
Anche per L’ultima missione: Project Hail Mary ci sarebbe qualcosa da dire.
Il film è tratto dal romanzo di Andy Weir intitolato appunto Project Hail Mary, pubblicato in Italia da Mondadori… con lo stesso identico titolo. Viene quindi spontaneo chiedersi se ci fosse davvero bisogno di ribattezzarlo L’ultima missione per il mercato italiano.
A quanto pare, però, l’idea dell’“ultima missione” piace molto ai distributori. Non è la prima volta che succede: nel 2008 il film noir francese MR 73 di Olivier Marchal — il cui titolo si riferiva semplicemente al revolver Manurhin MR 73 in dotazione alla polizia nazionale francese negli anni Settanta — era stato distribuito in Italia proprio con il titolo L’ultima missione.

