Premi Oscar 2026: trionfa Una battaglia dopo l’altra

Oscar 2026

Nella notte del 15 marzo si è svolta la cerimonia dei Premi Oscar 2026, 98ª edizione del riconoscimento cinematografico più prestigioso al mondo. A condurre la cerimonia è stato Conan O’Brien.

A dominare la serata è stato Una battaglia dopo l’altra, il nuovo film di Paul Thomas Anderson, che porta a casa i premi principali. Vediamo tutti i vincitori.

Miglior film

  • Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another), prodotto da Paul Thomas Anderson, Sara Murphy e Adam Somner
  • Bugonia, prodotto da Ed Guiney, Lars Knudsen, Yorgos Lanthimos, Andrew Lowe ed Emma Stone
  • F1 – Il film (F1), prodotto da Jerry Bruckheimer, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Joseph Kosinski, Chad Oman e Brad Pitt
  • Frankenstein, prodotto da J. Miles Dale, Guillermo del Toro e Scott Stuber
  • Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet), prodotto da Nicolas Gonda, Pippa Harris, Liza Marshall, Sam Mendes e Steven Spielberg
  • Marty Supreme, prodotto da Eli Bush, Ronald Bronstein, Timothée Chalamet, Anthony Katagas e Josh Safdie
  • L’agente segreto (O agente secreto), prodotto da Emilie Lesclaux
  • Sentimental Value (Affeksjonsverdi), prodotto da Maria Ekerhovd e Andrea Berentsen Ottmar
  • I peccatori (Sinners), prodotto da Ryan Coogler, Zinzi Coogler e Sev Ohanian
  • Train Dreams, prodotto da Michael Heimler, Will Janowitz, Marissa McMahon, Ashley Schlaifer e Teddy Schwarzman

Non ho visto tutti i film in concorso, quindi è difficile esprimere un giudizio definitivo sull’intera selezione. Quello che posso dire con certezza è che Una battaglia dopo l’altra è un film straordinario: corale, attuale, imprevedibile. Un’opera che mescola western moderno, grottesco e action, cambiando direzione continuamente e costruendo personaggi sopra le righe ma immediatamente iconici.

Miglior regia

  • Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Ryan Coogler – I peccatori (Sinners)
  • Josh Safdie – Marty Supreme
  • Joachim Trier – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)
  • Chloé Zhao – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)

Premio assolutamente meritato. Era anche ora che Paul Thomas Anderson venisse premiato dall’Academy dopo capolavori come Magnolia, Il petroliere e The Master.

Una battaglia dopo l'altra

Miglior attore protagonista

  • Michael B. Jordan – I peccatori (Sinners)
  • Timothée Chalamet – Marty Supreme
  • Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Ethan Hawke – Blue Moon
  • Wagner Moura – L’agente segreto (O agente secreto)

Probabilmente Timothée Chalamet è uno dei grandi delusi della serata. Sorprende invece la vittoria di Michael B. Jordan, anche perché raramente l’horror viene premiato nelle categorie principali. Tra gli sconfitti pesa anche il nome di Leonardo DiCaprio, che con Una battaglia dopo l’altra è tornato a un’interpretazione molto diversa dal suo passato. Avrebbe potuto tranquillamente conquistare la seconda statuetta, a dieci anni da Revenant – che gli valse finalmente l’Oscar, pur non rappresentando forse il vertice assoluto della sua carriera.

Miglior attrice protagonista

  • Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Rose Byrne – Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had Legs I’d Kick You)
  • Kate Hudson – Song Sung Blue – Una melodia d’amore (Song Sung Blue)
  • Renate Reinsve – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)
  • Emma Stone – Bugonia

Vince Jessie Buckley con un’interpretazione intensa e misurata, sempre sul filo tra fragilità e determinazione. Tra l’altro è protagonista anche de La sposa! (leggi qui la recensione), di cui abbiamo parlato recentemente: un’ulteriore conferma di un momento di carriera particolarmente felice.

Jessie Buckley – Hamnet - Nel nome del figlio

Miglior attore non protagonista

  • Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Benicio del Toro – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Jacob Elordi – Frankenstein
  • Delroy Lindo – I peccatori (Sinners)
  • Stellan Skarsgård – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)

Sean Penn è un attore straordinario e in carriera ha già vinto due Premi Oscar come miglior attore protagonista: nel 2004 per Mystic River e nel 2009 per Milk. Nel corso degli anni ha collezionato interpretazioni memorabili in film come Mi chiamo Sam, Accordi e disaccordi e Dead Man Walking – Condannato a morte. Con Una battaglia dopo l’altra, nei panni del colonnello Lockjaw, porta in scena un personaggio talmente sopra le righe da sembrare uscito da un fumetto di Garth Ennis, come Preacher.

Miglior attrice non protagonista

  • Amy Madigan – Weapons
  • Elle Fanning – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)
  • Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)
  • Wunmi Mosaku – I peccatori (Sinners)
  • Teyana Taylor – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Così come Michael B. Jordan, anche Amy Madigan conquista l’Oscar con un film horror. In questo caso, però, il premio ha anche il sapore di un riconoscimento alla carriera per l’attrice 75enne, già candidata una sola volta in passato, nel 1986 per Due volte nella vita.

Miglior sceneggiatura non originale

  • Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Will Tracy – Bugonia
  • Guillermo del Toro – Frankenstein
  • Chloé Zhao e Maggie O’Farrell – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Greg Kwedar e Clint Bentley – Train Dreams

Oscar meritato, per una sceneggiatura difficilmente inquadrabile in un genere preciso. Un film che tiene incollato lo spettatore proprio perché non si sa mai quale direzione prenderà. Si tratta dell’adattamento del romanzo Vineland di Thomas Pynchon (compra qui il libro).

Miglior sceneggiatura originale

  • Ryan Coogler – I peccatori (Sinners)
  • Robert Kaplow – Blue Moon
  • Jafar Panahi, Shadmehr Rastin, Nader Saivar e Mehdi Mahmoudian – Un semplice incidente (یک تصادف ساده‎)
  • Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
  • Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)

Per parlare davvero dei meriti di questo film bisognerebbe entrare nel terreno degli spoiler. Basti dire che ci troviamo di fronte a una sceneggiatura sorprendentemente originale, capace di mescolare elementi horror, musical e cultura black. Davvero qualcosa di unico.

Ryan Coogler – I peccatori

Miglior film internazionale

  • Sentimental Value (Affeksjonsverdi), regia di Joachim Trier (Norvegia)
  • L’agente segreto (O agente secreto), regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile)
  • Un semplice incidente (یک تصادف ساده‎), regia di Jafar Panahi (Francia)
  • Sirāt, regia di Óliver Laxe (Spagna)
  • La voce di Hind Rajab (صوت هند رجب‎), regia di Kawthar ibn Haniyya (Tunisia)

Il film che consacra Joachim Trier, autore che negli anni si era già fatto notare con titoli come Oslo, 31. august, La persona peggiore del mondo e Segreti di famiglia.

Miglior film d’animazione

  • KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
  • Zootropolis 2 (Zootopia 2), regia di Byron Howard e Jared Bush
  • La piccola Amélie (Amélie et la Métaphysique des tubes), regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
  • Elio, regia di Domee Shi, Madeline Sharafian e Adrian Molina
  • Arco – Un’amicizia per salvare il futuro (Arco), regia di Ugo Bienvenu

Sinceramente pensavo potesse vincere uno tra La piccola Amélie e Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, tra i film più apprezzati all’ultima edizione del Festival international du film d’animation di Annecy. Vince invece KPop Demon Hunters, uno dei film d’animazione di maggior successo dell’anno, anche grazie a una colonna sonora particolarmente trascinante.

KPop Demon Hunters

Miglior casting

  • Cassandra Kulukundis – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Nina Gold – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Jennifer Venditti – Marty Supreme
  • Gabriel Domingues – L’agente segreto (O agente secreto)
  • Francine Maisler – I peccatori (Sinners)

Un film corale in cui ogni interprete è perfettamente in parte: Oscar più che meritato.

Miglior fotografia

  • Autumn Durald Arkapaw – I peccatori (Sinners)
  • Dan Laustsen – Frankenstein
  • Darius Khondji – Marty Supreme
  • Michael Bauman – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Adolpho Veloso – Train Dreams

Anche altri film, come Frankenstein, avrebbero potuto dire la loro, ma l’Oscar a I peccatori è comunque una scelta condivisibile. Si tratta inoltre del primo riconoscimento importante per Autumn Durald Arkapaw, già direttrice della fotografia di Black Panther: Wakanda Forever e The Last Showgirl.

Miglior scenografia

  • Tamara Deverell (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Frankenstein
  • Fiona Crombie (scenografia) e Alice Felton (arredamento) – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Jack Fisk (scenografia) e Adam Willis (arredamento) – Marty Supreme
  • Florencia Martin (scenografia) e Anthony Carlino (arredamento) – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Hannah Beachler (scenografia) e Monique Champagne (arredamento) – I peccatori (Sinners)

Pochi dubbi su questo premio, frutto anche della supervisione di Guillermo del Toro, che nei suoi film ha sempre curato con grande attenzione questi aspetti.

Migliori costumi

  • Kate Hawley – Frankenstein
  • Deborah Lynn Scott – Avatar – Fuoco e cenere (Avatar: Fire and Ash)
  • Małgosia Turzańska – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Miyako Bellizzi – Marty Supreme
  • Ruth E. Carter – I peccatori (Sinners)

Stesso discorso fatto per la scenografia.

Frankenstein

Migliori trucco e acconciatura

  • Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey – Frankenstein
  • Kyoko Toyokawa, Naomi Hibino e Tadashi Nishimatsu – Kokuho
  • Ken Diaz, Mike Fontaine e Shunika Terry – I peccatori (Sinners)
  • Kazu Hiro, Glen Griffin e Bjoern Rehbein – The Smashing Machine
  • Thomas Foldberg e Anne Cathrine Sauerberg – The Ugly Stepsister (Den Stygge Stesøsteren)

En plein di Oscar tecnici per il film di Guillermo del Toro, che non conquista le categorie principali ma conferma la grande qualità complessiva del progetto. Corretta anche la candidatura di The Smashing Machine, dove il trucco è particolarmente efficace pur senza risultare vistoso.

Migliori effetti visivi

  • Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett – Avatar – Fuoco e cenere (Avatar: Fire and Ash)
  • Ryan Tudhope, Robert Harrington, Nicolas Chevallier e Keith Dawson – F1 – Il film (F1)
  • David Vickery, Stephen Aplin, Charmaine Chan e Neil Corbould – Jurassic World – La rinascita (Jurassic World Rebirth)
  • Charlie Noble, David Zaretti, Russell Bowen e Brandon K. McLaughlin – The Lost Bus
  • Michael Ralla, Espen Nordahl, Guido Wolter e Donnie Dean – I peccatori (Sinners)

Avatar può piacere o meno, ma dal punto di vista degli effetti visivi non ha rivali: il cinema di James Cameron continua a fare scuola.

Avatar - Fuoco e cenere

Miglior montaggio

  • Andy Jurgensen – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Stephen Mirrione – F1 – Il film (F1)
  • Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
  • Olivier Bugge Coutté – Sentimental Value (Affeksjonsverdi)
  • Michael P. Shawver – I peccatori (Sinners)

Altra statuetta pienamente meritata.

Miglior sonoro

  • Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta – F1 – Il film (F1)
  • Greg Chapman, Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke e Brad Zoern – Frankenstein
  • José Antonio García, Christopher Scarabosio e Tony Villaflor – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)
  • Chris Welcker, Benjamin A. Burtt, Felipe Pacheco, Brandon Proctor e Steve Boeddeker – I peccatori (Sinners)
  • Amanda Villavieja, Laia Casanovas e Yasmina Praderas – Sirāt

F1 – Il film mi è piaciuto molto, anche se era difficile immaginare potesse competere per molte statuette. Meritato però il premio per il sonoro: i rumori della pista, tra rombi dei motori e auto che sfrecciano, sono resi in modo estremamente efficace.

F1 – Il film

Miglior colonna sonora originale

  • Ludwig Göransson – I peccatori (Sinners)
  • Jerskin Fendrix – Bugonia
  • Alexandre Desplat – Frankenstein
  • Max Richter – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)
  • Jonny Greenwood – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Ennesimo riconoscimento per Ludwig Göransson (qui il vinile della colonna sonora), tra i più importanti compositori contemporanei, che aveva già due Oscar all’attivo per Black Panther e Oppenheimer.

Miglior canzone originale

  • Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Nam Hee-dong, Lee Yu-han, Joong Gyu-kwak e Teddy Park) – KPop Demon Hunters
  • Dear Me (testo e musica: Diane Warren) – Diane Warren: Relentless
  • I Lied to You (testo e musica: Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I peccatori (Sinners)
  • Sweet Dreams of Joy (testo e musica: Nicholas Pike) – Viva Verdi!
  • Train Dreams (musica: Nick Cave e Bryce Dessner; testo: Nick Cave) – Train Dreams

Anche chi non ha visto KPop Demon Hunters, né sa di cosa parli, avrà sentito almeno una volta quest’anno la sua canzone più famosa, Golden. Una canzone pop trascinante che riporta a vincere un film d’animazione, otto anni dopo Remember Me di Coco.

Golden

Miglior documentario

  • Mr Nobody Against Putin, regia di David Borenstein
  • The Alabama Solution, regia di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman
  • Come See Me in the Good Light, regia di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen
  • Cutting Through Rocks, regia di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
  • The Perfect Neighbor, regia di Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee

Il documentario premiato racconta come è cambiato l’insegnamento in una scuola elementare russa dopo l’invasione dell’Ucraina. Se siete interessati ad approfondire il tema dell’ascesa al potere di Vladimir Putin, qualche settimana fa è uscito anche il film Il mago del Cremlino – Le origini di Putin, che trovate recensito qui.

Miglior cortometraggio documentario

  • All the Empty Rooms, regia di Joshua Seftel e Conall Jones
  • Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud, regia di Craig Renaud e Juan Arredondo
  • Children No More: “Were and Are Gone”, regia di Hilla Medalia e Sheila Nevins
  • The Devil Is Busy, regia di Christalyn Hampton e Geeta Gandbhir
  • Perfectly a Strangeness, regia di Alison McAlpine

Un pugno nello stomaco: questo documentario è un viaggio che rende omaggio alle camere da letto rimaste intatte dei bambini vittime delle sparatorie nelle scuole americane.

All the Empty Rooms

Miglior cortometraggio

  • The Singers, regia di Sam A. Davis and Jack Piatt
  • Two People Exchanging Saliva, regia di Alexandre Singh e Natalie Musteata
  • Butcher’s Stain, regia di Meyer Levinson-Blount e Oron Caspi
  • A Friend of Dorothy, regia di Lee Knight e James Dean
  • Jane Austen’s Period Drama, regia di Julia Aks e Steve Pinder

È molto raro vedere un ex aequo agli Oscar: è successo quest’anno nella categoria miglior cortometraggio, e solo altre sei volte nella storia del premio. The Singers è un divertente cortometraggio musicale ispirato a un racconto di Ivan Turgenev, mentre Two People Exchanging Saliva è un corto francese in bianco e nero ambientato in un mondo distopico.

Miglior cortometraggio d’animazione

  • La jeune fille qui pleurait des perles, regia di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
  • Butterfly, regia di Florence Miailhe e Ron Dyens
  • Forevergreen, regia di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears
  • Retirement Plan, regia di John Kelly e Andrew Freedman
  • The Three Sisters, regia di Konstantin Bronzit

È in stop motion il cortometraggio canadese vincitore dell’Oscar: una favola ambientata all’inizio del Novecento, con una ragazza le cui lacrime si trasformano in perle. Degli stessi autori consiglio di recuperare anche Madame Tutli-Putli (lo trovate qui), altro cortometraggio in stop motion presentato agli Oscar circa vent’anni fa.

La jeune fille qui pleurait des perles

Oscar onorario

  • Debbie Allen
  • Tom Cruise
  • Wynn Thomas

Tre gli Oscar alla carriera.

Debbie Allen è attrice, ballerina e coreografa, nota soprattutto per il ruolo della professoressa Lydia Grant nel film e nella serie Saranno famosi.

Tom Cruise ha sfiorato l’Oscar come miglior attore protagonista per ben tre volte: con Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia. Ma molte altre sue interpretazioni – ignorate dall’Academy – sono state apprezzate da pubblico e critica, da Codice d’onore a Risky Business. È quindi giusto che arrivi finalmente una statuetta per un attore che, nel corso della carriera, ha saputo spaziare dai grandi blockbuster (Mission: Impossible, Jack Reacher, Top Gun) a film come Il socio di Sydney Pollack, Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, Collateral di Michael Mann, fino a ruoli più inattesi come quello in Tropic Thunder di Ben Stiller.

Wynn Thomas è invece lo scenografo di numerosi film di Spike Lee, tra cui Lola Darling, Malcolm X e Inside Man: un riconoscimento che arriva a coronare una carriera di altissimo livello.

Tom Cruise

Premio umanitario Jean Hersholt

  • Dolly Parton

Premio dedicato ai contributi in ambito umanitario, assegnato alla cantautrice country Dolly Parton, fondatrice della Dollywood Foundation, impegnata nella promozione dell’alfabetizzazione infantile.

Dolly Parton

Published By: Marco Frassinelli

Nonostante il suo lavoro di tutti i giorni sia legato alla telefonia e all'energia (www.grupporestart.it), Marco Frassinelli si occupa da anni di arte, cultura e intrattenimento, sia come blogger che come organizzatore di eventi. Ha collaborato all'organizzazione di decine di manifestazioni: Albissola Comics, Asylum Fantastic Fest, Video Festival Città di Imperia, Festival di Folklore e Cultura Horror AutunnoNero, Mostriamo il Cinema, Albenga Dreams, Fiera del Libro di Imperia... È direttore di Proxima no-profit, vice presidente del Cineforum Imperia e membro del consiglio direttivo di Ludo Ergo Sum - Tana dei Goblin Imperia e Comics & Art. Ha lavorato come blogger per Blogosfere (PianetaFumetto) e ha pubblicato su diverse riviste (L'Eco della Riviera, Tenebre", Fumo di China, Dylandogofili). Ha curato per Proxima l'editing dei libri "Sina. Je m'en fiche!" e "Io alla finestra della vita" ed è co-autore dei libri "Gibba e 'Lele' Luzzati" sul cinema d'animazione e "Sei nel West, Amigo!" sul cinema spaghetti western. È autore di articoli pubblicati su "Novissimo Zibaldino del Festival” (Mellophonium) e "L'arte del doppiaggio” (Felici Editori) e di fotografie pubblicate sul fotolibro “Gallieno Ferri – Photobook” (Forum ZTN). Ama viaggiare (è coordinatore Avventure nel mondo) e creare fotolibri dei suoi viaggi. Nel 2013 crea il sito ilblogger.it dove scrive principalmente di cinema e fumetti.