Arf 2018: il reportage [foto & video]

Dal 25 al 27 maggio presso il l’ex Mattatoio di Roma si è svolta ARF 2018, fiera del fumetto della capitale giunta alla quarta edizione. Ecco un po’ di foto.

Partiamo dalla location: il Mattatoio di Testaccio è un vero e proprio ex mattatoio, in funzione dal 1888 al 1975. Oggi la struttura è stata completamente rinnovata senza, però, nascondere la sua antica origine, tanto da essere considerato uno dei migliori esempi dell’archeologia industriale romana. Questo significa che, girando da una sala all’altra, vi troverete a passare in mezzo a ganci da macellaio e vasche di raccolta. Ammetto che possa fare un po’ effetto a chi ama gli animali.

All’interno del Mattatoio, la manifestazione si divideva in tre parti: nella prima palazzina vi erano l’artist all’alley, le mostre e l’area dedicata ai bimbi.

Nella seconda palazzina si trovavano gli stand dei negozianti, le case editrici, le scuole di fumetto, lo spazio conferenze e il bookshop ufficiale.

In esterna, una terza area con le autoproduzioni.

Tra le mostre si segnalano quelle di Jordi Bernet, Danijel Žeželj e le autoproduzioni erotiche. Pezzo forte la mostra di Andrea Pazienza, ma con bigliettazione separata.

Era la prima volta che visitavo questa fiera e mi è piaciuta molto. Sinceramente pensavoche in qualche modo fosse diversa dalle maggioranza delle altre fiere di fumetto, ma l’unica “differenza” era la mancanza di tutto il resto (concerti, cosplay, giochi…). In pratica era la parte fumetto di una qualsiasi fiera quale Milano Cartoomics, Torino Comics o Napoli Comicon senza peculiarità distintive. Il che non è un male di per sé, anzi, mi sono divertito molto e ho apprezzato un pubblico più selezionato (il ché significa meno calca).

Spazi ben organizzati e sufficientemente ampi per muoversi senza calca. A proposito di calca: meno visitatori di quelli che immaginavo. La domenica mi sono presentato all’ingresso cinque minuti prima dell’orario di apertura. La signorina mi ha fermato e dopo i fatidici cinque minuti, mi ha fatto entrare. Ero il primo e dietro di me c’erano tre persone. Il ché è stato molto surreale: altrove quando mi è capitato di arrivare all’ora di apertura normalmente c’era già una fila di persone in attesa di entrare, impossibile entrare per primo se non arrivando più di un’ora prima.

Questo mi ha fatto pensare che sia ancora una fiera che, in proporzione, non attiri molti visitatori da fuori città (normalmente chi viene da lontano, cerca di sfruttare tutte le ore di apertura dei padiglioni per ammortizzare la spesa), ma sia più indirizzata al pubblico romano che, piano piano, è iniziato ad arrivare verso la tarda mattinata se non addirittura nel pomeriggio.

Tutto questo mi ha stupito perché la qualità e la quantità degli ospiti era incredibile: Altan, Marina Comandini Pazienza, Carmine Di Giandomenico, Frank Espinosa, Gipi, Danijel Žeželj, Zerocalcare e Jordi Bernet erano solo alcuni dei 300 nomi che componevano l’ARFabeto (simpatico nome con cui viene chiamata la lista ospiti della kermesse).

Essendoci meno persone e più distribuite, rispetto ad altre fiere è stato anche più semplice fare acquisti e farseli dedicare. Allo stand Bao sono riuscito ad acquistare un volume di Alessandro Barbucci e uno di Zerocalcare senza dovermi accampare fuori per una settimana! Anzi, se ci avrò messo un’ora tra tutti e due è già dire tanto.

Uno degli stand che ho apprezzato di più è stato quello di Amnesty International: vari disegnatori hanno partecipato a sessioni di dediche presso il loro stand a fronte di offerte a favore di questa ONG. Un modo originale per raccogliere fondi per le loro iniziative. Tra l’altro a chi accedeva a quest’area era richiesto di partecipare ad una intervista in merito ad un videogioco in via di sviluppo ambientato in un futuro distopico sul tema dell’emarginazione dei diversi. Sono curioso di vedere il prodotto finito.

Tra i tanti stand presenti in fiera, uno di quelli che ho apprezzato maggiormente è stato quello dell’Aurea Editoriale. Rispetto ad altre fiere, quest’anno hanno organizzato sessioni di dediche e distribuzione di stampe. Molti gli ospiti presenti tra il “dagoniano” Edym, a Michela Cacciatore, Giampiero Wallnofer, Midori Watanabe, Alessio Nocerino e, fuori programma, Alfredo Nocerino, storico disegnatore di Jacula. Speriamo che questa nuova venga ripetuta anche in altre fiere.

Tante le tante conferenze in programma ne segnalo tre: quella con Zerocalcare e Giacomo Bevilacqua moderata da Mauro Uzzeo, l’incontro …e se il cinema italiano si innamorasse del fumetto? e il provocatorio Brutto è bello con Maicol & Mirco, Dr.Pira, Davide La Rosa e Fumettibrutti.

Una fiera molto vivibile e allegra. C’era infatti un clima molto disteso che permetteva ai visitatori di scambiare quattro chiacchiere con i loro fumettisti preferiti senza avere quella sensazione di fretta continua che si ha in altre fiere, dove tutto è incasellato tra orari e fili infinite. Qui dietro o davanti non si avevano mai più di un paio di persone e quindi si aveva tutto il tempo per prenderla in maniera più soft.

Bruno Cannucciari, Cristiano Cucina, Emilio Lecce, Elisabetta Melaranci, Mauro Talarico, Francesco Guarnaccia e Midori Yamane sono solo alcuni degli autori con i quali mi è stato possibile scambiare ben più che qualche parola di cortesia tra uno spintone e l’altro, come sarebbe accaduto in molte altre fiere.

Consigli per gli acquisti. Poi ci torneremo più avanti con apposite recensioni, ma vi anticipo già alcuni dei volumi presi in fiera: Dimentica il mio nome di Zerocalcare, il volume conclusivo di Sky Doll, il divertente Volt di The Sparker (mi sembra siano 6 volumi), Il Corvo: Memento Mori (di questo mi pare siano usciti 4 volumi), La porta per il cielo (due volumi) di Sicomoro, il primo volume di Charon di Fabio Listrani e la splendida versione integrale di La leggenda delle nubi scarlatte di Saverio Tenuta. A questi si aggiungono i portfolii Carne e Ossa del Baby Ruth studio.

Se dobbiamo trovare un’unica pecca di tutta la fiera è il caldo. Capisco che siamo a Roma a fine maggio e quindi è normale aspettarsi caldo, ma qui era oltre ogni limite di tolleranza. All’interno della fiera era davvero un forno. Il comune o chi ha in gestione la struttura, dovrebbe prevedere qualche sistema di climatizzazione o quanto meno di ventilazione così da creare un minimo di ricambio d’aria.

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