The Autopsy of Jane Doe: la recensione

Nel corso del Festival di Sitges 2016 il film horror The Autopsy of Jane Doe ha vinto il Premio Speciale della giuria. Qualche mese dopo è stato distribuito nel nostro Paese con il banale titolo Autopsy. Vediamo di cosa si tratta.

Sinossi

Durante i rilevamenti all’interno di una abitazione dove è stato compiuto un efferato omicidio plurimo, viene rinvenuto nel seminterrato il corpo semisepolto di una ragazza. La polizia brancola nel buio e il ritrovamento di questa sconosciuta, il cui corpo non presenta ferite evidenti, rende ancora più difficile comprendere cosa si successo in quella casa. Lo sceriffo si rivolge quindi a Tommy Tilden, medico legale e proprietario di un vecchio obitorio e crematorio, per compiere al più presto una autopsia così da scoprire come e quando sia morta la ragazza. Nell’operazione verrà aiutato dal figlio Austin. Durante l’autopsia, però…

Commento

The Autopsy of Jane Doe – Jane Doe è il nome che viene dato ai cadaveri femminili senza identità, così come quelli maschili vengono chiamati John Doe – è sicuramente una delle pellicole horror più efficaci di quest’ultima stagione.

L’atmosfera è inquietante sin dalle prime scene e, man mano che l’autopsia procede, vengono aggiunti sempre più elementi strani, raccapriccianti e sovrannaturali. Sicuramente un film come The Autopsy of Jane Doe, già dal titolo fa presagire di non essere la pellicola adatta ad uno spettatore impressionabile!

Il regista del film, il norvegese André Øvredal, aveva già incuriosito il pubblico degli appassionati con l’originale mockumentary Trollhunter e con The Autopsy of Jane Doe, primo suo film in lingua inglese, entra di diritto nelle nuove promesse del cinema horror. La sua regia è elegante e molto competente. Ottime inquadrature e buona gestione del sonoro. Molto azzeccata la fotografia di Roman Osin (Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie, Il labirinto del silenzio).

Molto buona anche la sceneggiatura di Ian B. Goldberg (C’era una voltaDead of Summer) e Richard Naing: il film è un crescendo continuo con un buon finale.

Ottima poi la prova degli attori principali del film a cominciare dal grande Brian Cox, attore di grandissima esperienza (Red, la saga di Bourne, Troy…) qui perfetto nel ruolo del medico legale Tommy Tilden. Molto bravo anche il giovane Emile Hirsch (La ragazza della porta accanto, Into the Wild – Nelle terre selvagge , Milk): il suo Austin è un personaggio molto interessante, con sentimenti contrastanti verso la sua vita e le sue ambizioni.

Straordinaria infine la prova di Olwen Catherine Kelly, chiamata a interpretare Jane Doe. La giovane modella irlandese, nuda e inespressiva per tutta la durata del film riesce, pur non muovendo un muscolo, a muovere nello spettatore una ampia gamma di sentimenti nei suoi confronti, dalla pietà alla paura. È davvero affascinante come il suo vacuo sguardo dritto in camera sembra mutare, pur rimanendo sempre lo stesso, via via che l’autopsia procede.

In conclusione, se siete amanti del cinema horror The Autopsy of Jane Doe è un film che non dovete assolutamente perdere.

Trailer

Published By: Marco Frassinelli

Nella vita di tutti i giorni lavora nel campo dell'ingegneria gestionale, dell'efficienza energetica e dell'utily management (grupporestart.it). Per passione, si occupa da anni di cultura popolare come blogger e organizzatore di eventi. È nello staff di manifestazioni quali "Albissola Comics" e "Asylum Fantastic Fest" oltre ad aver collaborato a decine di eventi culturali quali "Video Festival Città di Imperia", "Festival di Folklore e Cultura Horror AutunnoNero", "Mostriamo il Cinema", "Albenga Dreams", "Fiera del Libro di Imperia". È direttore di "Proxima - Associazione no-profit", vice presidente del "Cineforum Imperia" e membro del consiglio direttivo "Ludo Ergo Sum - Tana dei Goblin Imperia" e "Comics & Art". Ha lavorato come blogger per Blogosfere (PianetaFumetto) e ha pubblicato su diverse riviste ("L'Eco della Riviera", "Tenebre", "Fumo di China", "Dylandogofili"). Ha curato per Proxima la pubblicazione del romanzo "Sina. Je m'en fiche!" ed è co-autore dei libri "Gibba e 'Lele' Luzzati" e "Sei nel West, Amigo!". È autore di alcuni articoli pubblicati su "Novissimo Zibaldino del Festival” (Mellophonium) e "L'arte del doppiaggio” (Felici Editori) e di fotografie pubblicate sul fotolibro “Gallieno Ferri – Photobook” (Forum ZTN). Ama viaggiare (ha visitato 29 paesi tra 4 continenti) e creare i fotolibri dei suoi viaggi. Nel 2013 crea il sito ilblogger.it dove scrive principalmente di cinema e fumetti.

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